La donna, la madre, la mancata libertà: in Afghanistan si teme un “ritorno al passato”
La donna, la madre, la mancata libertà: in Afghanistan si teme un “ritorno al passato”

La donna, la madre, la mancata libertà: in Afghanistan si teme un “ritorno al passato”

La donna afghana sotto il dominio integralista. Il fulcro del discorso afghano si riduce ad un concetto di libertà che, verrà di certo meno per molti, soprattutto se si pensa a quanto conquistato negli ultimi vent’anni dalle donne. Che si tratti di un ardente desiderio di “ritorno di fiamma” da parte dei talebani?

La donna, la madre, la mancata libertà al centro del dibattito afghano nel mondo occidentale?

Quanto molti temevano è accaduto domenica: i talebani infatti, hanno conquistato la capitale Kabul prendendone in definitiva il controllo. Si tratta di per sé di un ritorno al passato. Abbiamo di fatto memoria del periodo consistente, durato dal 1996 al 2001, dove i talebani seminavano terrore e sangue, negli occhi delle stesse anime che imploravano pietà. La stessa arrivò nel 2001. Non fu una coincidenza che gli americani rovesciarono il regime proprio dopo l’11 settembre, data storica che segnò l’attacco terroristico alle Torri Gemelle. Non era di certo una sorpresa che, dopo il ritiro delle truppe americane, qualcosa sarebbe cambiato. Adesso, a scanso di equivoci, tutti si aspettano il peggio.

Vent’anni di rappresaglie morali cancellate in un attimo: la donna al centro della paura

La paura negli occhi delle donne afghane è talmente palpabile, da scaturire reazioni forti da parte di molti. La mia è compresa nelle tante. Ma che cosa significa davvero essere donna e vivere nel terrore del futuro della propria prole? Che sentimento riconduce in ognuno di voi, il vedere il proprio figlio impugnare il fucile con gli occhi stanchi? Questi fatti di sola violenza e dolore; lo stesso che la madre prova nell’aprire gli occhi e comprendere di essere ricaduta in un abisso mortale. In ferite sanguinolente e in una mancata libertà morale a cui nessuno di noi sarebbe disposto a rinunciare. Con la presa della capitale Kabul, si prendono i loro occhi, le loro anime e le loro speranze. Dopo vent’anni atti a consolidare a poco a poco l’affermarsi femminile, una “grande gomma” cancella un passaggio importante della storia femminile. Sebbene Baradar, il leader dei talebani che guiderà il popolo afghano, abbia promesso clemenza, forti dubbi scaturiscono dal passato. E se è tanto vero che la storia insegna, la risposta dovrebbe essere chiara davanti ai nostri occhi.

L’immagine femminile afghana cancellata dalla memoria umanitaria

Un grande timore spinge commercianti, negozianti e quant’altro, a cancellare l’immagine femminile dalle vetrine dei loro stessi negozi. Questo viene fatto in relazione all’arrivo dei talebani presso i luoghi citati. La premessa quindi, resta di un incontestabile ritorno ad una costrizione mentale, nella quale non solo le donne, ma il popolo esistente, si trova a vivere. Ma ancor più importante sarà la sopravvivenza all’interno di un “nuovo-vecchio” concetto. Ammassi di anime inconsistenti, private di ogni diritto, non potranno mai perdonare un mondo americano che, di fatto, se n’è lavato le mani. Siamo tutti figli di un Dio minore, ma spesso, tendiamo a dimenticare che il concetto di umanità, non finisce tra le quattro mura di casa.

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