LiberaMENTE: l’eutanasia senza preconcetti e pregiudizi
LiberaMENTE: l’eutanasia senza preconcetti e pregiudizi

LiberaMENTE: l’eutanasia senza preconcetti e pregiudizi

L’attività giornalistica odierna, tende a dar poco spazio alla riflessione, informando in maniera ESTREMAMENTE oggettiva. Con tale proposito, si rischia di non creare realmente ciò che si dovrebbe: LiberaMENTE l’opinione personale. Ed oggi, affrontando un tema ampiamente discusso (ma non nel senso giusto), sarà la mia opinione personale a confrontarsi e scontrarsi, perché no? Con le vostre pure sensazioni al merito.

LiberaMENTE onesti nel pensare alla tematica eutanasia?

Ebbene no. Ed è questo il primo punto su cui lavorare e sul quale pensare in modo libero. La realtà dei fatti è che noi non siamo liberi per nulla nel pensare in modo realistico a qualsiasi tematica. Siamo sempre presi dalle milioni di opinioni fin troppo statiche, per farcene una reale che sentiremo nostra. Nostra e basta. Esprimere il proprio punto di vista, quindi, scatena un susseguirsi di ulteriori pareri che formano una collettività troppo presa a pensare che cosa gli altri pensino della stessa. LiberaMENTE è un concetto di per sé problematico, ma proviamo per un istante a fare ciò che non abbiamo mai fatto: mettersi nei panni altrui. Che cosa significa vivere? Perché l’eutanasia sarebbe giusta o sbagliata?


L’eutanasia legalizzata come atto di umanità?


La differenza tra il giusto, lo sbagliato e la scelta

A prescindere dal nostro personale pensiero (ammesso e non concesso che ce ne siamo davvero fatti uno), si riduce tutto per tutti, a credere che esista realmente un concetto di giusto o sbagliato. Non consideriamo in tal modo i reali punti di vista. E se è tanto vero che il punto di vista ha angoli e spigoli estremamente per tutti, ciò che è giusto per me, potrebbe non esserlo per gli altri. E a tal parere, potremmo pensare anche “al viceversa”. L’eutanasia deve passare non come un dialogo sul giusto o lo sbagliato, ma piuttosto come una mera scelta personale. Forse tutto ciò crea consensi e dissensi perché, il punto primario, è che non siamo in grado di farla una scelta. E ritorniamo così ad un concetto di libertà morale e mentale che tende a scemare o a mancare del tutto.

Vivere o sopravvivere: quali le differenze?

Quando parliamo di vita, inevitabilmente discutiamo di movimento, di parole, di dialoghi, di sentimenti e via dicendo. Adesso invito chiunque a pensare che un malato terminale possa avere queste facoltà. Ve lo dico con il senno di chi ha visto coi propri occhi una vita perdere il senso primario di se stessa, ma costretta da luoghi comuni e societari a sopravvivere alla propria condanna. Ecco, vi mostro il mio personale parere, affinché tutti voi possiate farvene una personale idea, senza la paura del preconcetto, del pregiudizio o del giudizio stesso della comunità della quale fate parte. Sia esso favorevole o contrario al mio non importa. Io non vorrei mai sopravvivere alla mia vita e non essere più pensiero o movimento.

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