Esseri umani in disuso per disumanità
Esseri umani in disuso per disumanità

Esseri umani in disuso per disumanità

Che cosa significa esseri umani? Quale arcano “potere” nascosto si mostra agli occhi del mondo nella stupefacente etimologia? Abbiamo paura solo del giudizio di Dio, o davvero cerchiamo un confronto di fratellanza?

Esseri umani: cosa regola il rapporto univoco di fratellanza?

Fu estremamente interessante per me, analizzare un esperimento scientifico attuato molti anni fa su un gruppo di bambini. Questo era strutturalmente semplice e atto a “fondere” in qualche modo religione e scienza. Ogni bambino veniva lasciato da solo con una ciotola di caramelle accanto. Coloro a cui era stato espressamente detto che Dio li osservava, non mangiavano nessun dolce. Contrariamente agli altri che, appena l’adulto si allontanava, divoravano senza pensarci le caramelle presenti. Tutto questo preambolo si riduce al concetto della paura “di qualcosa di più grande”. Il fatto in sé per sé, significa che l’essere umano ha bisogno della fede, della figura di un Dio maggiore che imprima punizioni e attui aiuti, nel momento richiesto.

Il no-sense degli atei

Adesso per esprimere meglio il concetto, chiariamo quanto l’essere umano, sia davvero degno di essere chiamato tale. La fede, la religione e la spiritualità indotta dalle Sacre Scritture, quanto influenzano la disumanità degli esseri? È di fatto fondamentale credere che l’essere umano sia estremamente distruttivo. Egli ha di fatto bisogno di figure di giudizio maggiori per sentirsi in pace con se stesso e, ricevere un giudizio sulle azioni buone o cattive compiute. Ma andando con ordine, quello che è necessario esprimere è che OGNUNO di noi, ha bisogno di credere in qualcosa. Il discorso fede quindi, si mostra al primo posto. Attenzione! Sto parlando di fede, non di religione. È per tale motivo che gli atei che si mostrano come coloro che non credono in nulla, non hanno senso di esistere e di fatto, non esistono davvero. Quando ci capita qualcosa di estremamente brutto e spiacevole, tutti ci aggrappiamo a qualcosa. Il concetto in sé, è già motivo di fede.


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Che cos’è la fede?

La terminologia, deriva chiaramente dal latino fides. Esso indica sì, una credenza religiosa, ma altrettanto un impegno solenne della parola data. Ed è proprio in tal senso che ne deriva la mia opinione: l’essere umano ha necessità di sapere che il proprio impegno porti a qualcosa. Non perdiamoci in ciance, non esiste buonismo o perbenismo che tengano. Ricollegandoci all’esperimento di cui abbiamo parlato all’inizio, il quadro societario è chiaro: dobbiamo avere un Dio che valuti le nostre azioni, ovunque lo troviamo e comunque vogliamo chiamarlo. Dobbiamo avere la paura che scaturisce in noi qualora sbagliassimo o ce ne fregassimo degli altri. E facciamo attenzione a non confonderci. Non tutti i religiosi hanno fede e, non tutti coloro che hanno fede sono religiosi.

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