Capitale umano: il valore che annienta la spiritualità dell’essere
Capitale umano: il valore che annienta la spiritualità dell’essere

Capitale umano: il valore che annienta la spiritualità dell’essere

A fronte di ciò che siamo, ciò che pensiamo e come agiamo, spesso ci ritroviamo a dire frasi quali: “La vita non ha prezzo”. Ma è davvero così? La mia vita, vale realmente quanto quella di Berlusconi od un politico a caso? Secondo il capitale umano, abbiamo un valore ben definito che, di fatto, annienta del tutto la nostra spiritualità.

Il valore della vita stimato da un capitale umano?

In termini spirituali, nessun uomo può avere realmente un valore monetario. Infatti, da secoli e secoli la vita è talmente inestimabile, da essere considerata la cosa più importante e fondamentale di tutte. Ce lo ricordano frasi del tipo “l’importante è la salute”, ma in termini economici, giudiziari e politici, il ragionamento cambia. Se pensiamo ad un ipotetico risarcimento per un omicidio, un incidente stradale o sul lavoro, ci pare chiaro parlare di valore monetario. Ma se la mia vita vale quanto lo stipendio che percepisco, allora un politico qualsiasi dovrebbe valere più di me? E per quale motivo? Il tutto si riduce davvero a quanto capitale viene mosso?

Mors tua vita mea: dare un prezzo alla vita scardina i valori umani

Sebbene possa essere comprensibile il ragionamento in termini di risarcimento economico, risulta davvero straziante e pericoloso credere che venga messa in un angolo angusto la spiritualità di un individuo. Se facciamo quel che facciamo, se siamo quel che siamo, non è certo grazie a quello che abbiamo. E per quanto possa risultare di difficile comprensione, un corpo, resta un involucro dettato dal vissuto, dalle esperienze e da un fardello che, più o meno tutti, ci portiamo nel corso della vita. In tale ragionamento si instaura un meccanismo “a circolo vizioso”. Se alla vita umana è possibile dare un prezzo e qualcuno può pensare che la propria vita valga più di un’altra, viene meno l’importanza del rispetto della stessa.


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L’omicida, la vittima ed il sistema fallato

Mantenendo una linea solcata su quanto espresso, un assassino seriale potrebbe quasi sentirsi “giustificato” a calpestare una vita, credendo di fatto, di valere più di un altro soggetto. Ma parliamoci chiaro, di cosa stiamo discutendo? Di per sé, un risarcimento per una vita umana, significa trattarla quale un oggetto che si rompe. Ma la carne non può essere rincollata, un cuore non può essere ricomposto come un dolore non può essere risanato. Ragione per cui, il concetto di base resta per me, insensato e dannoso. Credo che ci sia il bisogno di ricostituire l’idea stessa della vita come valore ineguagliabile. Un bambino africano non ha meno diritto di vivere di me, donna bianca, che ha avuto la fortuna di nascere in un paese occidentale benestante. E finiamola anche con le solite manfrine, il benessere c’è per noi, tanto da stimare il valore della vita umana.

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