Dal coraggio di Falcone e Borsellino all’uccisione in branco di Emanuele Morganti: il reflusso gastrico della società
Dal coraggio di Falcone e Borsellino all’uccisione in branco di Emanuele Morganti: il reflusso gastrico della società

Dal coraggio di Falcone e Borsellino all’uccisione in branco di Emanuele Morganti: il reflusso gastrico della società

Troppo spesso ci passano le notizie davanti agli occhi, ci arrabbiamo per le stesse, ma poi finiscono nel dimenticatoio. Ma come siamo passati dall’innato coraggio di Falcone e Borsellino, che assieme combattevano la mafia, all’episodio di uccisione in branco di Emanuele Morganti?

Emanuele Morganti: non facciamolo finire nel dimenticatoio

Era una mattina in cui la radio spingeva prepotente se stessa al di là dell’udibile. Mentre il motore della mia macchina cantava, il giornalista utilizzava ridondanti parole per descrivere l’atrocità di un gesto abominevole e strutturalmente corrotto. Da quel momento, non sono più riuscita a togliermi dalla mente le parole, le immagini dei fatti ricostruiti del momento della morte di un ragazzo di 20 anni di Alatri: Emanuele Morganti. Per giorni ho faticato ad avere sonno, per giorni ho rimembrato le parole della madre Lucia e della sorella Melissa. E pensare che una trentina d’anni fa c’era chi combatteva all’inverso. Due uomini che hanno fatto la storia della politica e della storia stessa: Falcone e Borsellino. Ma come siamo arrivati a tanto?

La mancanza d’insegnamento dei principi e della vita umana

Si scardina in sé il concetto dell’inestimabile valore della vita umana. Altroché capitale umano o stronzate simili. Non è possibile credere che un ragazzino di appena vent’anni, possa essere strappato dal mondo con una brutalità di tale ardore. La mia preoccupazione nell’ipotetica presunzione di divenire madre, sta proprio in tale presupposto. Vengono meno, giorno dopo giorno, i principi dell’essere umano che di fatto, non lo è. C’è la paura, tanta paura nel pensare che non esista più chi dice che “il vigliacco muore un milione di volte mentre il coraggioso lo fa solamente una”. E ci troviamo proprio di fronte ad un atto di vigliaccheria estrema. Si passa poi per il dolore, quello atroce a cui non si potrà mai dare un fine per avere perso un figlio; tra l’altro cresciuto con gli stessi valori morali che mancavano dalla parte dei carnefici, degli aguzzini e degli esecutori.


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Il giornalismo come fonte di ricordo, non solo di informazione

Adesso, io davvero non potrei mai pretendere di avere qualcuno che mi stimoli a fare questo articolo per non dimenticare. Eh no. È parte infatti del mio lavoro, cercare verità e renderla pubblica. Sebbene il processo contro gli esecutori di Morganti, si fa pesante e troppo lungo. Sfianca ancor di più il dolore già forte, già consolidato della famiglia, degli amici e dei parenti. E mi ritrovo nelle parole della sorella Melissa che, al tempo, giudicò colpevoli anche coloro che non avevano fatto nulla per poter scampare al peggio. Emanuele è figlio di una società priva di valori, che non funziona e che non potrà mai essere tali con questi preamboli. Io non voglio dimenticare né lui, né Willy, né tutte le persone che come loro, sono morte da martiri. Sì! Martiri di una collettività che chiude ancora gli occhi di fronte all’evidenza. Noi non dimentichiamo, noi.. pretendiamo ancora la giustizia che tarda ad arrivare.

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