Bambini afghani oltre la rete del pianto
Bambini afghani oltre la rete del pianto

Bambini afghani oltre la rete del pianto

Non voglio parlare del ritiro degli USA dall’Afghanista, ma dei bambini afghani affidati all’esercito. Parlare dei loro genitori e del loro atto è doveroso per vari motivi. Soprattutto perchè nella vita non c’è atto più estremo che rinunciare ai propri figli.

I bambini afghani ora sono al sicuro?

“Rimanemmo sotto i morsi del sole, accovacciati come la luna fa nel suo quarto calante. I miei bambini mordevano le loro lacrime, aggrappate ai miei sorrisi bugiardi rispecchianti in quegli occhi terrorizzati d’istinto. In me il fuoco del castigo perverso ma necessario e dovuto, come atto unico di speranza disperata di una disperata speranza di salvezza. Fu l’atto unico pensato e ripensato, per dar vita a qualcosa di speranzoso nel domani che non potrà esser mio, ma loro forse si. Cani vigliacchi addentano il nostro domani, si abboffano delle nostre ferite e delle nostre violenze subite. L’inferno arriverà di notte con la suo voce grugnante menzogne e abbandono. L’inferno arriva quando il paradiso ghiaccia le sue fiamme e di perversione dona avvilenti disegni. In un domani che solo il tempo battuto dal tempo potrà citare nei racconti infernali dei loro paradisi. E’ il tempo di donargli un senso, di dar loro una speranza, e giocar con l’amico deminio a risparmiar sorrisi fino a quando il tempo concederà pace. Accovacciati come la luna nel suo quarto sfibrato dalla stanchezza di esser appesa ad un qualcosa, mi volgo al dio che non ha volto, e dono i miei figli al tempo. Dono i miei figli alle mani che bagnaron di sangue la nostra libertà, ma come dicono loro per essa moriron anche di loro. Dono ai miei figli una speranza. Per me invece, la perversione di una consapevolezza che sa di peccato, di abbandono… abominio oltre la naturale essenza della consapevolezza. Io morsi di morsi la mia anima morsa dai morsi della mia morte… ma loro vivranno, ahhh si se vivranno… e che iddio sia testimone della mia testimonianza”.

Oltre…

Vi chiedeo cortesemente e amichevolmente di chiuder gli occhi. Vi chiedo la grazia per un povero viandante disperso nel suo sentirsi peccatore, di chiudere un attimo gli occhi. Ora immaginatevi voi accovacciati sotto la rete con i vostri figli in braccio. Vedete il volto dei vostri figli. Ora asciugate il loro pianto con i vostri sorrisi se ne avete e con il pane che non avete. Pensate alle violenze dei talebani. Alle ragazzine che diventeranno mogli prima di diventar ragazze. Guardate i loro occhi, gli occhi dei vari Samuel, Anna e di tutti quelli che possono essere vostri figli. Piangenti, disperati, con un domani inesistente… ora ditemi se… potrò essere perdonato dai miei figli, da Dio o da voi? Altrimenti la mia sarà un sentiero inesistente, perso tra le mie lacrime e le mie condanne. Un tempo senza il senso di esso. Mala tempora currunt sed peiora parantur (Marco Tullio Cicerone).

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