Il danno immor(T)ale del Covid: la dannazione dell’animo fatiscente
Il danno immor(T)ale del Covid: la dannazione dell’animo fatiscente

Il danno immor(T)ale del Covid: la dannazione dell’animo fatiscente

Le ho viste piangere. Sanguinare lacrime di disperazione al limite dell’oblio dell’esistenza umana. E mentre qualcuno diviene complottista di se stesso, il danno immor(T)ale del Covid presta il nome ai potenti, agli imprenditori. Anime putrefatte che nemmeno il volere di Dio riuscirebbe a salvare.

Come si presenta il danno immor(T)ale del Covid?

Sono l’informatrice di ciò che ho visto. Con gli stessi occhi con cui adesso, spingo violentemente le dita sul tastiera. Ma la rabbia che provo non è per me, bensì per le lacrime disperate di coloro che le hanno versate senza avidità. Abbiamo parlato spesso di complottismo, ma quello di cui oggi voglio parlare, non riguarda né i No-Vax, né i Pro-Vax. Si tratta di un fenomeno subdolo ai danni dei propri simili. Coloro che stipulano accordi sottobanco con i datori di lavoro. Quelli che a discapito del singolo e della collettività, vogliono padroneggiare le loro lamentele e, da esse, trarre vantaggio. Nascono disparità tra coloro che dovrebbero senz’altro rimanere uniti. Scissioni di anime putrefatte e maleodoranti che non nascono dall’oscurità, ma dalla troppa luce. Il danno economico del Covid è stato di fatto sfruttato dagli imprenditori in modo impeccabile, lasciando vuoti colmi di paure e privi di futuro.


La realtà dei fatti, la libera interpretazione e la falsa attitudine


Il pianto silente di anime smarrite

Gongolano fra l’avarizia e la fame di potere. Schiacciando gli orti altrui, ma coltivando bene i loro. All’occorrenza rubano i raccolti, fatti di tempo e speranze, dei loro vicini e, ne calpestano le terre senza pietà. Io li ho visti piangere, quando la busta paga non cela alcuna sorpresa. Ho visto importi pari a 0, risate sonanti di quei complottisti di cui parlavo poco sopra. Qualcuno le tasche le ha riempite bene… le hanno svuotate agli altri, con fare subdolo e meschino. E tutto tace. Addirittura il licenziamento adesso viene visto come forma di sostentamento. E tutto va a rotoli secondo i piani. Ma io, al contrario di molti, non sto parlando del mio, ma degli appezzamenti altrui. Quelli che non solo sono stati rubati, ma anche cosparsi di sale, in modo tale da non fare rifiorire nulla.

Le grida della disperazione di fronte ad un tacere sistematico

Piangeva e gridava, vittima di quello per cui un tempo aveva investito lo stesso tempo. L’investimento è divenuto una perdita ed essa, la disperazione. Ha gridato finché non aveva più un filo di voce. I miei occhi hanno visto tutto: le sue difficoltà, le sue paure e la rabbia infinita. La mia anima si è tinta del colore fiammante degli occhi suoi che, negli altri, cercava solo comprensione. Una comprensione non giunta da tutte le anime presenti. Alcuni soggiogavano le carte in tavola con del sarcasmo privo, di ogni forma intellettiva. Il suo grido è diventato il mio e, le sue lacrime, le mie dita che, ancora ferocemente, battono su questa dannata tastiera.

Un commento

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