Articolo 1 della Costituzione italiana: l’inviolabile che viene meno
Articolo 1 della Costituzione italiana: l’inviolabile che viene meno

Articolo 1 della Costituzione italiana: l’inviolabile che viene meno

Per comprendere in piena totalità il concetto da esplicare, riporto palesemente il testo dell’ Articolo 1 della Costituzione italiana. “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Ma non sfugge anche a voi qualche “particolare”?

Perché l’Articolo 1 della Costituzione italiana pare perdere credibilità?

Inutile ribadire il concetto pandemico, per il quale la prospettiva lavorativa ha scemato tanto da divenire fatiscente. Ma se noi analizziamo bene il testo del nostro inviolabile Articolo 1, diremmo davvero che la nostra amata Italia è ancora fondata sul lavoro? La risposta spontanea sarebbe: “ma quale lavoro?” Eh già. Tra cassa integrazione, sblocco dei licenziamenti e disperazione, il lavoro, ha perso il proprio ruolo centrale. Ma non solo. Perdendo il senso di se stesso, viene meno anche la dignità umana. E se tanto è vero che il lavoro nobilita l’uomo, lo rende libero ed eleva la coscienza, stavolta il suo ruolo è stravolto. In cassa integrazione si diviene schiavi di un sistema burocratico mal gestito ( o gestito fin troppo bene?) dai datori di lavoro.


Il danno immor(T)ale del Covid: la dannazione dell’animo fatiscente


La pessima organizzazione, l’incoerenza e l’approfitto

Una delle maggiori problematiche riscontrate con l’avvento della cassa integrazione ( meno male che esiste in Italia…) è proprio legata all’organizzazione del lavoro. Molti dipendenti si sono trovati ad avere, metaforicamente parlando, un contratto a chiamata e, non più un full time a tempo indeterminato. Il giorno prima per il giorno dopo, sapranno se saranno sul luogo di lavoro o meno. Questo deriva di fatto, da un menefreghismo imprenditoriale. Si crede, appunto, che la vita di una persona sia solamente correlata al luogo di produzione. Quindi ricollegandoci all’Articolo 1 della Costituzione italiana, sacro e inviolabile, non esiste più una nobilitazione dell’animo, ma uno sfruttamento in tutte le sue più oscure sfaccettature.

Il peggio che deve ancora arrivare

Sebbene lo sblocco dei licenziamenti, sia divenuto per molti un barlume di speranza, la consapevolezza dell’essere umano è proprio quella che il peggio arriverà dopo. Tra stipendi non pagati, decurtati, affievoliti e scardinati dalla loro origine primaria, c’è chi spera nel licenziamento. Paradossale non credete? Eppure per molti, orde di ore di ferie mai fatte, l’accumulo del TFR in azienda e, la Naspi, sembrano rimanere le uniche speranze a cui aggrapparsi. Ma ciò è una disfatta della dignità umana. L’essere umano perde così di fatto, la propria dignità. Ma questa viene messa da parte in necessità di una cosa che diviene estremamente importante: la sopravvivenza.

Un commento

  1. Pingback:Cassa Integrazione: il lato oscuro del fatturato aziendale -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.