Il Papa seppellisce i prolissi dell’omelia
Il Papa seppellisce i prolissi dell’omelia

Il Papa seppellisce i prolissi dell’omelia

Era ora, la parola alla difesa mi verrebbe da dire, il Papa seppellisce i prolissi dell’omelia. Tutti quei pretucoli che si credono profeti di chi sa quale Spirito irrisolto, che vendono parole come mercanti di stoffe.

Il Papa seppellisce i prolissi?

Il Papa questa volta non fa veramente sconti. Il modo di molti di affossare i fedeli con parole inutili e falsoprofetiche, viene addidato da francesco come noioso. E come non dar ragione a Bergoglio? Li avete sentiti i pretucoli nell’omelia domenicale, soprattutto quelli che iniziano con: “A quel dembo il Segnore vuleva dicere“. Ma smettetela anche grazie! Ti tengono mezz’ora a menar parole inutili che non hanno un fondamento teologico. Per non parlare di quelli stranieri, che se ti va di lusso capisci una parola su due. Insomma, La capacità del fedele, di senguire uno sfracellamento di palle simile, dura circa dieci minuti, e in questo caso anche se non è questo il caso credo nell’infallibilità del Papa.

Ma insomma che cosa ha detto Frankie Bergoglio?

Nel suo discorso ai vescovi e al clero della Slovacchia nella Cattedrale di San Martino, a Bratislava, Papa Francesco ha voluto puntualizzare un argomento a lui molto caro: l’omelia. “Qualcuno mi ha detto che in ‘Evangelii gaudium’ mi sono fermato troppo sull’omelia, perché è uno dei problemi di questo tempo. Sì, l’omelia non è un sacramento, come pretendevano alcuni protestanti, ma è un sacramentale! Non è una predica di Quaresima, no, è un’altra cosa. È nel cuore dell’Eucaristia. Pensiamo ai fedeli, che devono sentire omelie di 40 minuti, 50 minuti, su argomenti che non capiscono, che non li toccano. Per favore, sacerdoti e vescovi, pensate bene come preparare l’omelia, come farla, perché ci sia un contatto con la gente e prendano ispirazione dal testo biblico. Un’omelia, di solito, non deve andare oltre i dieci minuti, perché la gente dopo otto minuti perde l’attenzione, a patto che sia molto interessante. Ma il tempo dovrebbe essere 10-15 minuti, non di più“.

Il Papa seppellisce con decisione: deve aver partecipato in incognito alle omelie del rinnovamento

Un professore che ho avuto di omiletica, diceva che un’omelia deve avere coerenza interna: un’idea, un’immagine e un affetto; che la gente se ne vada con un’idea, un’immagine e qualcosa che si è mosso nel cuore. Così, semplice, è l’annuncio del Vangelo! E così predicava, Gesù che prendeva gli uccelli, che prendeva i campi, che prendeva questo… le cose concrete, ma che la gente capiva. Scusatemi se torno su questo, ma a me preoccupa. Mi permetto una malignità: l’applauso lo hanno incominciato le suore, che sono vittime delle nostre omelie!”. Ma non chiude con questa simpatica battuta, ma con un’altra bordada ai carcerieri dello spirito, dicendo: “La Chiesa che dev’essere segno di libertà e di accoglienza e dell’annuncio del Vangelo che sia liberante, mai opprimente. Sono sicuro che questo mai si saprà da dove viene. Vi dico una cosa che è successa tempo fa. La lettera di un Vescovo che criticava un Nunzio apostolico. Diceva: ‘Mah, noi siamo stati 400 anni sotto i turchi e abbiamo sofferto. Poi 50 sotto il comunismo e abbiamo sofferto. Ma i sette anni con questo Nunzio sono stati peggiori delle altre due cose!’. A volte mi domando: quanta gente può dire lo stesso del vescovo che ha o del parroco? Quanta gente? No, senza libertà, senza paternità le cose non vanno”.

Il Segno di Cristo
   

Non è il segno della croce il segno di Cristo, quello è semplicemente il segno dato all’uomo per marchiarsi e ididentifcarsi. Il segno di Cristo non è su quella croce, Cristo non ha i chiodi nei polsi o nei piedi, non ha più corone di spine ad insanguinare lo sguardo oltre il monte. Il segno di Cristo per vederlo ed usarlo ci vuole un coraggio che solo uno Spirito libero alla ricerca dello Spirito trova e ama. Per usare il segno di Cristo devi avere il coraggio di affrontare l’inferno e le sue fiamme, le convinzioni su cosa non siamo e su cosa non vorremmo essere e di cui siamo intrisi. Il segno di Cristo è strano… etereo, oscuro e inaspettato. Il segno di Cristo è oltre le fiamme, oltre quei tre giorni di buio per i ciechi, e di luce per un Dio assoluto del suo essere Dio. E’ l’apparire improvviso nella polvere del nostro deserto interiore, nei volti deformi creati dalla notte su quei soffitti pieni di domande. Il segno di Cristo è quando il dolore non fa più male, perchè lo hai dominato con la paternità verso te stesso… allora comprendi che il segno di Cristo: sei tu“.

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