Il Papa e la curia: “Si vis pacem, para bellum”
Il Papa e la curia: “Si vis pacem, para bellum”

Il Papa e la curia: “Si vis pacem, para bellum”

E se mai qualcuno avesse un dubbio, deve soltanto ripercorrere la strategia mediatica degli ultimi due anni, e si renderà conto che il Papa e la curia comunicano così: “Si vis pacem, para bellum“.

Il Papa e la curia: “Desertum fecerunt et pacem appellaverunt”

Hanno creato un deserto e l’hanno chiamato pace”. Se dovessi immaginarla sulle labbra di qualcuno, la immaginerei su quelle di Bergoglio, quando, con sguardo severo, studia la sua curia opponente. “Se vuoi la pace, prepara la guerra”: il detto latino Si vis pacem, para bellum è ricavato per condensazione dalla frase di Vegezio “Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum”, letteralmente “Dunque chi aspira alla pace, prepari la guerra”. Flavio Vegezio Renato, funzionario imperiale dell’epoca di Teodosio (IV – V secolo d.C.), è noto per la sua opera sull’arte della guerra “Epitoma rei militaris”. Strano a dirsi, ma l’autore non è un generale avvezzo alla guerra. Verosimilmente è un cristiano esperto di veterinara. Questo mi fa pensare che l’arte della guerra è più appropriata per le vicissitudini cristiane che per quelle pagane. Fatto sta, che gli intrighi congregazionali sono frequenti e scaltri.

Semmai potessi avanzare un parallelo…

Il motto è ripetutamente utilizzato negli studi politici, e più di tutti, amabilmente accostato al “Principe” di Machiavelli. Chi più di lui avrebbe mai potuto leggere lo scontro del Papa e la curia e il suo appoggio alla Chiesa progressista. Condicio sine qua non si potrebbe affermare il motu proprioSummorum Pontificum”, o l’appoggio all’apertura verso un maggior impegno delle donne all’interno del clero. Potremmo dire che è modo per legittimare il principio della deterrenza o dissuasione? Ovvero la costituzione di un apparato, in questo caso non militare ma teologico. Esso paragonabile a quello di un nemico attuale o potenziale, come sistema di equilibrio tra le potenze e di evitamento dei conflitti? La curia ha la sua potenza di fuoco espressa da secoli di tradizione e radicalizzazione. Dal canto suo il pontefice, nel suo sovranismo di ruolo, rappresenta la guida e la tradizione di quella stessa curia, che oggi si sente deturpata nel suo Spirito. Non dimentichiamo che la storia ci ricorda un evento ripercorribile oggi: lo scontro tra Papa Gregorio VII ed Enrico IV. Il Papa espresse il suo primato in modo assoluto: Emanò il Dictatus Papae, con il quale affermava la superiorità del pontefice non solo sull’Impero, ma anche nella Chiesa stessa. E la Chiesa stessa è la curia.

Il Papa e la curia: e se Giordano Bruno?

Se diamo per certo che Giordano Bruno, usando questa frase si riferiva alla curia, allora possiamo affermare che la battaglia è nata all’origine del pensiero teologico cristiano. “Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente. E a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo“. Ma cosa mi fa affermare realmente che la battaglia tra Bergoglio e la curia è in essere?

La dichiarazone di guerra teologica

E’ qui che Bergoglio consegna ufficialmente la dichiarazione di guerra teologica alla curia. “È per difendere l’unità del Corpo di Cristo che mi vedo costretto a revocare la facoltà concessa dai miei predecessori. L’uso distorto che ne è stato fatto è contrario ai motivi che li hanno indotti a concedere la libertà di celebrare la Messa con il Missale Romanum del 1962. Dunque, la possibilità di celebrare con il rito antico è stata sfruttata con intento opposto da chi considera quella la vera Messa, come se quelle celebrate in italiano o nelle altre lingue del mondo fossero deviazioni della tradizione“. In queste parole c’è il fuoco della battaglia. Fuoco rafforzato dall’appoggio alla Chiesa tedesca, e alle idee di rinnovamento.

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