La politica dei numeri direbbe: fuori Renzi dalla politica
La politica dei numeri direbbe: fuori Renzi dalla politica

La politica dei numeri direbbe: fuori Renzi dalla politica

La politica italiana dei numeri e i suoi inganni sondaggistici spesso tengono banco nei confronti o nei finti confronti elettorali. Rimane il fatto, che a tutt’oggi, uno come Renzi, povero di fiches elettorale, dovrebbe rimanere fuori dai giochi dei grandi. E’ quindi plausibile che la sua presenza sia di origine ricattatoria? Renzi conosce altri archivi da non svelare? Se fossi in voi lo manderei in panchina e poi si vede: il politico più venduto dopo Sbardella? Dopo Franco Evangelisti? O scegliete voi qualche bravo intrallazzatore.

La politica dei numeri è politica reale?

Lo è! In quanto la sua natura propagandistica diventa strategica e ingannatoria (soprattutto nei confronti del pubblico, visto che parliamo di uno show). La corsa elettorale, in questo momento, vede quattro partiti divisi da un soffio di voti. Parliamo di circa un punto e mezzo. Se si andasse a votare domani sarebbero votazioni sul filo di lana? Secondo me no! C’è da sottolineare, secondo l’ultimo sondaggio, che c’è un alto numero di astenuti e indecisi. La storia insegna che in passato gli indecisi e gli astenuti hanno cambiato le carte sul tavolo della certezza concettuale, contraddizione intermini? Si ma quanto mai adatta ad una politica fittizia come quella italiana. Quindi, ad oggi avremmo un Governo eletto formato ancora una volta da contrapposti politici?

Ma realmente cosa dicono i numeri?

Fatto salvo che gli astenuti e gli indecisi in questo momento sono il 38,6%, non ci rimane che fare i conti senza l’oste. Rispetto all’ultimo sondaggio di fine luglio, il Pd guadagna due decimali, attestandosi primo partito col 19,4%. Segue la Lega al 19,3%, che ha perso uno 0,6 durante l’estate. Ma attenzione la Lega a trazione Salvini banderuola, sta continuando a perdere, e credo che tocchi a Giorgetti riuscire a metterci la famosa pezza. Fratelli d’Italia ha avuto una grande crescita, probabile sintomo di una politica strutturata sulla coerenza anche se assassina, visto l’accanimento verso le classi povere italiane. Comunque ad oggi avrebbe il 18,2%, una vera esplosione di consensi principalmente sottratti a Forza Italia, ormai un ex partito, e alla stessa Lega Salvini. Chiudono il gruppo i 5 stelle col 18%, lo 0,7% in più rispetto alla rilevazione di luglio. Qui c’è da analizzare un fatto: negli ultimi due mesi la cura Conte premier M5S sembra esplosiva, forse è la faccia che mancava al movimento. Sicuramente non è la follia di Grillo, che in questo tempo di istituzionalizzazione del movimnto, serve quanto una sciarpa il 15 agosto. Tirando le somme, se ci fosse una tornata elettorale oggi, la situazione sarebbe la medesima…

Ma se è vera la politica dei numeri, allora potrebbe Governare una parte o l’altra?

Se la storia politica, nella fattispecie quella elettorale, ci insegna che gli indecisi e gli astenuti hanno sempre la mano tremolante. Normalmente gli trema nel mettere la croce sui partiti di destra. Se le normali previsioni storiche sono rispettate, buona parte di quel 38,6% andrebbe a ricadere nelle tasche di Pd e M5S, con una piccola percentuale che potrebbe andare alla Meloni. Amando le responsabilità intelettali, ci metto la mia previsione marchiata dalla mia faccia. Di quel 38,6%, darei un 8% al M5S per effetto Conte, che si assesterebbe al 26%. Un altro 15% al Pd che arriverebbe al 34,4%. Un 5% potrebbe andare alla Meloni che andrebbe al 23,2% per veder poi il rimanente circa 10,6 percento rimanere in astensione. Quindi si potrebbe avere un possibile Governo formato dal: 26% del M5S, 34,4% Pd (più Fratoianni) per un possibile 58% finale.

Un commento

  1. Pingback:La fine di un Governo incollato? Renzi è "desperado"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.