Tre piani di Moretti: continuiamo a farci del male
Tre piani di Moretti: continuiamo a farci del male

Tre piani di Moretti: continuiamo a farci del male

Da scrittore, regista teatrale, musicista e soprattutto giornalista, vorrei dire ai Tre piani di Nanni Moretti: basta. basta e ancora basta. E’ ora di finirla con questi pseudo film pseudo intellettuali, creati per una pseudo cultura  di sinistra che non esiste più ed è riconosciuta soltanto da una platea di sinistra che continua a farsi di se stessa. Come diceva una mia cara amica ormai passata a miglior vita, e oltretutto di sinistra: “Fatevi tante belle scopatine che la tristezza vi passa“.

Tre piani di angoscia?

Non sono qui a lamentarmi o a rispolverare i contro camera fissi, o questa totale mancanza recitativa di Moretti. Voglio proprio parlare dell’angoscia che il tutto nel suo modo di produrre un film è diventato da strapparsi le vene, non tagliarsele, strapparsele. Molti critici hanno sepre apprezzato questa: non recitazione, questa immobilità, questa fissità espressiva. Non discuto che da intelletuale pensante, Moretti non abbia individuato elementi estremi e importanti della società, ma personalmente avrebbe dovuto mettersi da parte e far dirigere i suoi film a qualcuno con una visione più ampia della vita, e non solo da finto centrosocialino borghese. 

Quei film tanto acclamati come Tre piani

Dei tanto acclamati fim del passato, quei film che la critica definiva: consapevolezza critica o manifesti di critica, vorrei dire: fuori di testa. Elementi come: la fissità, la ritualità, le ossessioni, erano elementi a quel tempo battuti dal 90% dei registi, Verdone ancora ci campa, ma almeno lui sa farteli digerire senza ucciderti. Tutti gli altri elementi di comicità inseriti per diluire la follia angosciante, mi dispice ma non servivano e non servono a nascondere l’insensatezza della rappresentazione di una società, che a quel tempo era considerata normale.

La trama

Una serie di eventi trasforma radicalmente l’esistenza degli abitanti di un condominio romano, rivelando le loro difficoltà nell’essere genitori, fratelli o vicini di casa in un mondo dove il risentimento e la paura sembrano avere la meglio. Questo è il capolavoro intellettuale di Moretti? Questo è il capolavoro sociale da portare al cinema e acclamare? Questo accadeva anche negli anni 70 caro Moretti. Proprio da quelle persone, come lei magari, che si lamentavano dei benefici familiare soltanto per voler essere alternativi. Questo accade da sempre, incomprensioni, invidie, gelosie e accuse ignobili. Questo è il capolavoro che poteva essere acclamato soltanto da una comunità ex pensante e ormai scomparsa, ma che cerca in tutte le maniere di rimane aggrappata a qualcosa di morto. Buona visione con Nonno Moretti.

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