Salvini – Di Maio: fuori dalla Lega fuori da M5S
Salvini – Di Maio: fuori dalla Lega fuori da M5S

Salvini – Di Maio: fuori dalla Lega fuori da M5S

Quello che avevo scritto sulla ormai inadeguata presenza di Salvini nella Lega, vale anche per Di Maio, il mio personale motto è: Salvini – Di Maio fuori dalla Lega, fuori da M5S. Il punto è semplice, come la Lega ha bisogno di una evoluzone istituionalizzabile con un uomo come Giorgetti, quella del nuovo M5S è iniziata con Conte e, evidentemente gli scivoloni di Di Maio sono di troppi come quelli di Grillo.

Salvini – Di Maio: è ora dei saluti?

Rimpiangere il partito Conte sarebbe stupido e fuori luogo. Il modello Napoli, come viene definito in questi giorni, non può che dare ragione a Conte e torto al resto del M5S. La banalità della scelta dell’appoggio a Virginia Raggi è fattore da discutere internamente. Conte non sarà un politico di lunga data, ma sicuramente, per la su ex professione, uomo navigato e ben scafato. L’appoggio che si voleva dare agli albori della campagna elettorale è stato distrutto dall’egoissmo e dalla inadeguatezza di una bambina capricciosa, a cui piace la fascia di Sindaco. Se il M5S avesse avuto come unico candicato Gualtieri, in allanza con il Pd, ora Roma avrebbe un Sindaco invece di un ballottaggio. L’inadeguatezza culturale e morale di Virginia Raggi è pari solo al suo egoismo, che ha portato soltanto danno alla capitale e al M5S. Se avesse accettato il suo fallimento amministrativo, il M5S avrebbe fatto un passo in avanti in considerazione e istituzionalità. Conte ha una gatta da pelare importante: le gelosie dei ruoli interni.

M5S disordinato e non istituzionalizzato a dovere

Il grande passaggio fatto da, i due precedenti governi a quello Draghi, mi aveva fatto sperare che, anche con molto cammino da fare, il M5S sarebbe passato da comitiva di bar bizzarra e variegata, a partito organizzato e istituzionalzzato. L’avvento di Conte come segretrio di partito, non ha ancora smussato gli spigoli delle teste matte all’interno del movimento. Per Luigi Di Maio, però, c’è solo un sano realismo nella sua analisi della sconfitta. “I trionfalismi non aiutano”, s’è sfogato il ministro degli Esteri coi suoi parlamentari più fidati. Ce l’aveva con le truppe più realiste contiane: quelle che da lunedì sera, a fronte di uno scrutinio impietoso, tentavano di esaltare il risultato del M5s. “Napoli è il modello, a Napoli abbiamo dimostrato che se stiamo nel centrosinistra siamo decisivi”. Roma a sua volta è l’emblema del fallimento e Giggetto dovrebbe rendersene conto che il Conte ha il CONTEggio già fatto.

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