I talebani puntano al mercato della droga afghana
I talebani puntano al mercato della droga afghana

I talebani puntano al mercato della droga afghana

L’Afghanistan vive la violenza come unica forma di giustizia, infatti i talebani hanno puntato a debellare il flagello della dipendenza da metanfetamine usando principalmente la forza. Ma allo stesso tempo si apprestano a controllare il mercato della droga, per creare nuovi tossici di eroina e oppio.

I talebani pronti alla lotta contro la droga o contro i tossicodipendenti?

Credo che sia una domanda lecita: i talebani cercano il totale controllo del mercato dell’oppio, o vogliono realmente sconfiggere la tossicodipendenza? Non è una risposta semplice, perchè ciò che sta avvenendo ora in afghanistan, potrebbe essere letto in due modi diversi. Al calar della notte, i combattenti agguerriti si trasformano in poliziotti. Perlustrano il mondo sotterraneo della capitale devastato dalla droga. Sotto i movimentati ponti della città di Kabul, tra cumuli di spazzatura e corsi d’acqua sporca, centinaia di senzatetto dipendenti da metanfetamine vengono radunati, picchiati e portati con la forza nei centri di cura. Le scene di violenza sono il nuovo ordine talebano.

Alcuni gravemente malati

Molti di loro con malattie mentali, siedono contro i muri di pietra con le mani legate. Gli è viene ordinato di tornare sobri o le conseguenze saranno devastanti. Sono certo che per molti lettori, questi metodi possono essere giusti: l’importante è ripulire dalla droga. Però, secondo il rapporto di Amnesty molti di questi uomini hanno gravi malattie mentali, non sono dei semplici tossicodipendenti. Come la mettiamo?

Ma purtroppo queste violenze sembrano piacere a molti operatori sanitari

I metodi violenti usati dai talebani, sembrano piacere a molti operatori sanitari. In questo caso non possiamo dire che non hanno avuto altra scelta che adattarsi al governo dei talebani. Questa situazione per loro sembra essere la più giusta. “Non siamo più in democrazia, questa è una dittatura. E l’uso della forza è l’unico modo per curare queste persone”. Questa è la dichiarazione del dottor Fazalrabi Mayar, che lavora in una struttura di cura. Si riferiva specificamente agli afgani dipendenti da metanfetamine. Quindi, come dicevo prima, non ha usato toni dubbiosi, secondo i medici delle strutture sanitarie locali: si deve usare violenza.

I talebani dovrebbero ripulire anche loro stessi dalle implicazioni con il mercato della droga?

Subito dopo la presa del potere, il ministero della Sanità talebano ha emesso un ordine, sottolineando l’intenzione di risolvere rigorosamente il problema della dipendenza. Ma allo stesso tempo, dobbiamo anche dire, che molti paperoni talebani, sono in affari con i signori dell’oppio. Questo indica il loro intento di controllare il mercato della droga e gestire la tossicodipendenza, deviando il mercato su altre sostanze. E’ ovvio che il mercato delle metanfetamine, non è un mercato connesso alle esigenze territoriali. Sappiamo per certo che i signori dell’oppio afghani, sarebbero molto più felici nel trattare direttamente oppio, eroina e morfina. I ricavi sarebbero maggiori, e il controllo sul territorio più semplice.

Il fantasma del tempo

Con gli occhi annebbiati e scheletrici, i detenuti racchiudono uno spettro di vite afghane svuotate dal tumultuoso passato del paese. Passato fatto di guerra, invasione e fame, uomini massacrati, donne svilite dalla violenza e bambini senza prospettive. Erano poeti, soldati, mercanti, contadini, uomini di una cultura vasta e millenaria, che ora combattono il vuoto interiore. I vasti campi di papaveri dell’Afghanistan sono la fonte della maggior parte dell’eroina mondiale, ma in questo ultimo decennio, la modernizzazione o il tentativo di modernizzazione USA lo ha fatto emergere, come uno dei più importanti produttori di metanfetamine. Vecchi o giovani, poveri o un tempo benestanti, se usi metanfetamine per i talebani sei un tossicodipendente da eliminare. Una macchia sulla società che sperano di canellare.

L’uso di droghe è contro la loro interpretazione della dottrina islamica?

Sembrerà strano, ma l’unica cosa che per ora non è emersa è proprio questa: la questione islamica. Un’altra piccola prova che la questione è spostata sul controllo del mercato. Secondo alcuni, la guerra alla droga dei talebani è un’azione impraticabile, poiché il paese deve affrontare la prospettiva del collasso economico e dell’imminente catastrofe umanitaria. Bene! Quindi io continuo a dire il contrario, cioè: assumendo il pieno controllo del mercato della droga, nella fattispecie oppio, i talebani si ritaglierebbero una fonte economica mostruosa. Infatti, non stiamo parlando di una azione locale, bensì di un’operazione mondiale dal valore di miliardi di dollari. Sappiamo da sempre che la potenza del narco dollaro richiama a se mercati alternativi, che anche se vietati in patria dalla legge coranica, potrebbero essere alternative soddisfacenti all’etero.

I talebani possono farcela da soli?

Non stiamo certo discutendo sul valore dei gregari, molti veri caprai, ma i capi sono ben altra cosa. Molti di loro, a capo di questi criminali, sono laureati all’estero, sanno benissimo come affrontare i mercati economici. Le sanzioni hanno reso l’Afghanistan un paese dipendente dagli aiuti, non ammissibile al sostegno finanziario delle organizzazioni internazionali che rappresentano il 75% della spesa statale. Quindi un gettito economico non denunciabile, perchè venuto dal narco mercato, bypasserebbe il problema degli aiuti economici. I ​​salari pubblici sono in arretrato di mesi e la siccità ha esacerbato la carenza di cibo e malattie. Mancano settimane all’inverno. Senza fondi esteri, le entrate del governo dipendono dalle dogane e dalle tasse, e aggiungerei a questo punto, dal mercato mondiale della droga.

I talebani hanno già le mani nel mercato della droga

Il commercio illecito di oppio è intrecciato con l’economia dell’Afghanistan. I coltivatori di papavero fanno parte di un’importante categoria rurale, che per i talebani stranamente è rispettabile. Durante gli anni dell’insurrezione, i talebani hanno tratto profitto dal commercio tassando i trafficanti, una pratica applicata su un’ampia varietà di industrie nelle aree sotto il loro controllo. Una ricerca di David Mansfield, un esperto del traffico di droga afghano, suggerisce che il gruppo ha guadagnato 20 milioni di dollari nel 2020, soltanto utilizzando una piccola frazione di territorio, sfuggita al controllo degli USA. Si stima che il mercato totale afghano dell’oppio, potrebbe arrivare a 4 miliardi di dollari. Riuscite ad immaginare, in un luogo dove la vita costa un dollaro al mese, cosa può significare un’entrata simile?

Quindi i tossicodipendenti diventano mercato o privazione?

Durante le precedenti amministrazioni talebane, si sono verificati rastrellamenti di tossicodipendenti da parte della polizia. Ma i talebani sono più forti e temuti. L’ultimo rastrellamento si è verificato in un covo di tossicodipendenti sotto un ponte nella zona di Guzargah a Kabul. Con fruste e fucili a tracolla hanno sgombrato i fetidi alloggi. Alcuni sono usciti barcollando, altri sono crollati a terra, sotto i colpi delle fruste talebane.

I talebani attaccano duramente

Molti uomini hanno preferito consumare tutta la droga in loro possesso prima di essere confiscata. Un uomo ha acceso un fiammifero sotto un pezzo di carta stagnola, le sue guance infossate si scavarono ancora di più, mentre aspirava il fumo. Fissò il vuoto in lontananza, e ovviamente crollò definitivamente. Un altro uomo riluttante alla consegna supplicava: “Sono vitamine”.
Un medico nel veder i talebani frustare e legare questi uomini ha esclamato: “Sono i nostri connazionali, tra loro ci sono brave persone”. Ma uno dei comandanti ha risposto: “A Dio piacendo, le persone in ospedale saranno buone con loro e le cureranno”. Mentre continuava a picchiarli e legarli.
A mezzanotte, sono stati portati all’Avicenna Medical Hospital for Drug Treatment, ai margini di Kabul. Un tempo base militare, Camp Phoenix, fondata dall’esercito USA nel 2003, successivamente trasformata in un centro per la cura della droga nel 2016. Ora è il più grande di Kabul, in grado di ospitare 1.000 persone.

Avicenna Medical Hospital for Drug Treatment

Gli uomini vengono spogliati e lavati. Le loro teste vengono rasate. Qui inizia un programma di trattamento di 45 giorni”, afferma il dottor Wahedullah Koshan, il capo psichiatra.
Saranno sottoposti a ritiro con solo alcune cure mediche per alleviare il disagio e il dolore. In questo ospedale purtroppo mancano gli oppioidi alternativi. Medicine come: buprenorfina e metadone, tipicamente usati per trattare la dipendenza da eroina. Quindi sarà più dolorosa per loro, ma comunque efficace”.

I talebani hanno obiettivi più ampi.

Secondo Mansfield le ultime incursioni talebane sono una storia vecchia che ha un altro scopo. “Negli anni ’90 (quando i talebani erano al potere) facevano esattamente la stessa cosa. L’unica differenza è che ora ci sono centri di trattamento della tossicodipendenza. A quei tempi i tossicodipendenti venivano costretti a stare in piedi sui ghiacciai delle montagne, o sui fiumi, pensando che li avrebbe fatti tornare sobri“.

La domanda del mercato

La domanda da parte dei trafficanti rimane alta, e quando arriva il momento del raccolto a novembre, vendere l’oppio, soprattutto sul mercato internazionale, diventa semplicissimo. Quindi i rastrellamenti di questi ultimi due mesi, sono il sintomo che i talebani si preparano al raccolto di novembre. Secondo le stime, la maggior parte sarà trasformato in eroina e immesso sul mercato internazionale.

Mentre in ospedale…

In ospedale, i pazienti, per un totale di 700, fluttuano per i corridoi come fantasmi. Alcuni dicono che non vengono nutriti abbastanza. I medici dichiarano che la fame fa parte del processo di astinenza.
La sala d’attesa è piena di genitori e parenti che si chiedono se i loro cari scomparsi fossero tra quelli presi nei rastrellamenti. Sitara piange quando si riunisce con suo figlio di 21 anni, scomparso da 12 giorni. “Tutta la mia vita è mio figlio”, piange abbracciandolo.

Sotto ai ponti

Sotto un ponte nel quartiere di Kotesangi, i tossicodipendenti vivono precariamente col favore dell’oscurità, con il terrore dei rastrellamenti dei talebani. “Non è importante se alcuni di loro muoiono“, ha detto Mawlawi Fazullah, un ufficiale talebano. “Altri saranno curati. E qundo saranno guariti saranno liberi”.

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