Domine non sum dignus ut intres sub tectum meum
Domine non sum dignus ut intres sub tectum meum

Domine non sum dignus ut intres sub tectum meum

L’invocazione rappresenta un atto di umiltà: “Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea” – “O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato” (Mt. 8,8).

Domine non sum dignus: ma Bergoglio si

Sinodo non sia evento di facciata, no a una Chiesa museo. Il Sinodo non è un Parlamento o una indagine su opinioni: è un evento ecclesiale. Protagonista è lo Spirito Santo, senza non c’è Sinodo. Vorrei dire che celebrare un Sinodo è sempre bello e importante, ma è veramente proficuo se diventa espressione viva dell’essere Chiesa, di un agire caratterizzato da una partecipazione vera. E questo non per esigenze di stile, ma di fede. Se manca una reale partecipazione di tutto il Popolo di Dio, i discorsi sulla comunione rischiano di restare pie intenzioni. Su questo aspetto abbiamo fatto dei passi in avanti, ma si fa ancora una certa fatica esiamo costretti a registrare il disagio e la sofferenza di tanti operatori pastorali, degli organismi di partecipazione delle diocesi e delle parrocchie, delle donne che spesso sono ancora ai margini. Partecipare tutti: è un impegno ecclesiale irrinunciabile!”.

Bergoglio delinea la nuova Chiesa

Il Sinodo, proprio mentre ci offre una grande opportunità per una conversione pastorale in chiave missionaria e anche ecumenica, non è esente da alcuni rischi. Ne cito tre. Il primo è quello del formalismo. Si può ridurre un Sinodo a un evento straordinario, ma di facciata. Proprio come se si restasse a guardare una bella facciata di una chiesa senza mai mettervi piede dentro. Invece il Sinodo è un percorso di effettivo discernimento spirituale. Percorso che non intraprendiamo per dare una bella immagine di noi stessi, ma per meglio collaborare all’opera di Dio nella storia. Dunque, se parliamo di una Chiesa sinodale non possiamo accontentarci della forma, ma abbiamo anche bisogno di sostanza, di strumenti e strutture che favoriscano il dialogo e l’interazione nel Popolo di Dio, soprattutto tra sacerdoti e laici. Ciò richiede di trasformare certe visioni verticiste, distorte e parziali sulla Chiesa, sul ministero presbiterale, sul ruolo dei laici, sulle responsabilità ecclesiali, sui ruoli di governo e così via”. 

Domine non sum dignus: ma il percorso è necessario

C’è poi un secondo rischio: è quello dell’intellettualismo. Far diventare il Sinodo una specie di gruppo di studio, con interventi colti ma astratti sui problemi della Chiesa e sui mali del mondo. Una sorta di parlarci addosso. Dove si procede in modo superficiale e mondano, finendo per ricadere nelle solite sterili classificazioni ideologiche e partitiche. Staccandosi così, dalla realtà del Popolo santo di Dio, dalla vita concreta delle comunità sparse per il mondo. Infine, ci può essere la tentazione dell’immobilismo. ‘Siccome si è sempre fatto così è meglio non cambiare’. Questo è il veleno nella Chiesa. Chi si muove in questo orizzonte, anche senza accorgersene, cade nell’errore di non prendere sul serio il tempo che abitiamo. Il rischio è che alla fine si adottino soluzioni vecchie per problemi nuovi. Un rattoppo di stoffa grezza, che alla fine crea uno strappo peggiore. Per questo è importante che il Sinodo sia veramente tale, sia un processo in divenire. Un processo che coinvolga, in fasi diverse e a partire dal basso, le Chiese locali, in un lavoro appassionato e incarnato, che imprima uno stile di comunione e partecipazione improntato alla missione“.

La cura dello Spirito

Bergoglio diventa cassa di risonanza per lo Spirito. Così, al termine del suo discorso a vescovi e cardinali invoca lo Spirito Santo: “Vieni, Spirito Santo. Tu che susciti lingue nuove e metti sulle labbra parole di vita,preservaci dal diventare una Chiesa da museo, bella ma muta. Con tanto passato e poco avvenire. Vieni tra noi, perché nell’esperienza sinodale non ci lasciamo sopraffare dal disincanto. Non annacquiamo la profezia, non finiamo per ridurre tutto a discussioni sterili. Vieni, Spirito d’amore, apri i nostri cuori all’ascolto. Spirito di santità, rinnova il santo Popolo di Dio. Vieni, Spirito creatore, fai nuova la faccia della terra”.

La pretesa di conoscere la povertà: il mondo occidentale redima la propria coscienza

Domine non sum dignus: Ma il cambiamento è ora

Le parole del Papa sono durissime. Non lascia nulla al buio e porta tutto alla luce. La parola immobilismo è la più feroce, delinea la sua politica. Come a dire: “Vecchi signori grassi e ricchi la Chiesa è un’altra cosa”.L’abitudine è morte”, e qui possiamo incollarci la sua apertura lgbtq. La spaccatura della Chiesa, sotto i colpi del gran maestro Beroglio, diventa sempre più ampia. Il Papa vuole una Chiesa mossa dal rinnovamento nello Spirito. Una Chiesa in grado di parlare a tutti. Una Chiasa libera dall’immobilismo dottrinale e abitudinale. Nuova vita all’inteno della dottrina stessa. Io amo questo Papa. Vive la missione in senso profetico e si prende la responsabilità del cambiamento.

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