Il Boia e il Re: quando mantenere un popolo ignorante è il fulcro politico
Il Boia e il Re: quando mantenere un popolo ignorante è il fulcro politico

Il Boia e il Re: quando mantenere un popolo ignorante è il fulcro politico

Se la intendeva già il Manzoni, quando nel suo famoso “I promessi sposi” denunciava una situazione politico-etico culturale nel personaggio di Don Abbondio. Egli s’atteggiava di fatto da uomo di chiesa e di cultura, parlando in latino a Renzo Tramaglino. Egli descritto complessivamente come uomo buono, ma dall’ignoranza palpabile. Ai giorni nostri si tratta di un gioco fra il Boia e il Re e, nel mezzo: il popolo.

Tra il Boia e il Re c’è il popolo

Il popolo che è il fulcro di una società, della nascita della politica e di tutto ciò che gira attorno ad essa, è divenuto quindi, la perdizione stessa della sostanza e dell’importanza. Ma come siamo arrivati a tanto? Possiamo tranquillamente dire che lo Stato ha pianificato alla perfezione ciò che, nel tempo è diventata la funzione del popolo. Ad oggi, esso è tenuto sulla linea sottile della sopravvivenza, senza pretesa alcuna, ma cercando di non fargli mancare nulla. In tal modo, non si placano solo le rivoluzioni, ma altrettanto la richiesta dei diritti inalienabili di ciò che è una civiltà sana, basata sul rispetto del prossimo, sopratutto dal lato economico-finanziario.

L’ignoranza: l’arma dello Stato

Tenere un popolo ignorante significa avere la libertà di poter fare e disfare una Costituzione a piacimento. Si sa che la cultura, genera un pensiero proprio e quindi, un’idea. Che quest’ultima possa divenire rivoluzionaria, però, è ciò che più spaventa uno Stato. Di fatto si tratta di una questione numerico-matematica. E sappiamo bene che la matematica non ha opinioni. Un popolo unito sotto tutti i punti di vista, spaventa sia il Boia, ovvero l’esecutore che il Re, il mandante. Ed è per tale motivo che l’istituzione scolastica ha un ruolo fondamentale, unita alla curiosità personale. Quindi non vi stupirete di certo se le falle più grandi si trovano proprio nella riforma scolastica, giusto?

L’analogia politica delle Baccanali

Facciamo un bel salto indietro nella storia. Nell’antica Roma il 15 e 16 di marzo, venivano festeggiate proprio le Baccanali. Si trattava di feste orgiastiche in favore del Dio Bacco. Ebbene, il Senato, già all’epoca, non vedeva di buon occhio tali riti greci, naturalizzati poi romani. E sapete perché? Proprio perché l’affluenza di persone in tali giorni, spaventava. Tutta quell’orda di gente, infatti, avrebbe potuto tramare contro lo stesso Senato. Furono di fatto PROIBITE nel 186 A.C. Ma come sempre, la storia non sembra insegnare nulla ai nostri giorni e pare di fatto che la frase “Ai posteri l’ardua sentenza” abbia perso il significato totalitario stesso.

 

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