Reddito di cittadinanza: la cura per il mercato del lavoro
Reddito di cittadinanza: la cura per il mercato del lavoro

Reddito di cittadinanza: la cura per il mercato del lavoro

L’errore più grande che si possa fare è pensare che, il reddito di cittadinanza sia solo una battaglia vinta da un movimento politico-cittadino. L’unico errore, fatto nel concepirlo è stato inventare la figura inappropriata del tutor. Ma ciò che tale misura assistenzialistica ha apportato a questo paese, in parte ha permesso di non farlo del tutto morire in questi tempi oscuri, fatti principalmente di: inganni politici, inganni sanitari, truffe sanitarie e politiche allo stesso tempo. Ma soprattutto un inganno globale ben strutturato da chi ha venduto il Covid come una pandemia, per poterci ricavare miliardi. Ma come sempre Madame Storia ci verrà incontro, ed un giorno, non molto lontano, il tempo ci rivelerà i nomi di chi oggi smentisce tali fatti.

Ma torniamo al reddito di cittadinanza?

Quello che normalmente l’Italia non riesce a fare: è una cosa semplice. Il tutor, come figura innovativa è la più lontana dalla nostra mentalità. Siamo abituati al vecchio “ufficio di collogamento”, con le sue lentezze, con i suoi “Mi manda Picone“, le sue liti e le sue vittorie. Si! Rimodernarlo e migliorarlo è utile, o sarebbe utile. Ma rivoluzionarlo proprio no. Ma cosa fare delle persone che percepiscono il reddito o come molti lo  amano chiamare: “sostegno di dignità” o qualcosa di simile? Le persone percepiscono un reddito che serve alla loro dignità, allora perchè costringerli a spenderlo solo attraverso POS e controllare quello che fanno? Ma questo è un problema minore. Quando dico cosa farne, intendo lavorativamente.

E’ molto più semplice di  quello che avete pensato

Siete troppo impegnati a trovare misure estreme, cervellotiche e non vi rendete conto di avere la soluzione sotto agli occhi, ma per farlo ci vuole una mente brillante come la mia 😉😂 occhi aperti ed esperienza. In Italia: nelle grandi città, borghi antichi o paesotti, ci sono centinaia di strutture culturali chiuse. Molti di queste sono dello Stato, alcune altre dei comuni o privati. Allora analizzo la questione da un punto di vista ampio. La prima cosa è un accordo tra Stato e Mafia, no scusate quello è un altro argomento. Intendevo tra lo Stato e i comuni, o privati. Lo Stato dona, come misura assistenzialistca: il reddito di cittadinanza, quindi è come se pagasse delle persone per stare a casa.

Grosso errore per la dignità della persona! Invece di lasciarli a casa, li si potrebbero concepire come lavoratori statali con un contratto part-time, e quindi farli lavorare (part-time) in queste strutture chiuse.

Il reddito di cittadinanza come misura lavorativa part-time

Quello che voglio dire, che nella giusta misura possibile, questi cittadini italiani potrebbere essere impiegati (senza pretendere altro ancora) in posti come musei chiusi. Centri culturali chiusi, servizio sociale cittadidino… e se vi viene in mente qualche altro posto chiuso per non spendere soldi per gli stipendi mettetecelo. Ma loro, lo stipendio è come se lo avessero, poco ma considerabile part-time. Con questo sistema, continuando, in misura provvisoria, queste persone avrebbero un impiego (o impegno) statale, comunale ecc. Questa diventerebbe una misura di dignità per la persona, ma allo stesso tempo generebbe ricchezza da poter reinvestire. A quel punto, persone come Salvini, Meloni o Renzi che vorrebber abbattere questi poveri diavoli solo per un capriccio politico, sarebbero costrette a tacere. Per la pace di tutti.

Pensateci furbacchioni: quando vi ricapita l’occasione per dire di aver generato 1 milione e mezzo di posti di lavoro

Pensateci, chi prende il reddito di cittadinanza potrebbe essere impegnato in strutture chiuse, che a loro volta porterebbero ricchezza. Tutto in un concetto di do ut des. Il reddito e tu lavori, come se già pagato: in un museo chiuso o qualche altra struttura che potrebbe generare ricchezza ma non lo fa, perchè chiusa. 

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