Il Vaticano e lo spionaggio: gli spioni segreti
Il Vaticano e lo spionaggio: gli spioni segreti

Il Vaticano e lo spionaggio: gli spioni segreti

Il Vaticano è lo spionaggio si legano sempre di più. Da qualche tempo gli addetti ai lavori preferiscono usare il termine intelligence. I principali agenti di questo settore sono pronti a venire allo scoperto, fino al punto di apparire in pubblico senza nascondere la loro vera identità.

Il Vaticano e lo spionaggio: un ruolo consolidato?

L’attentato alla vita di Giovanni Paolo II, compiuto dal terrorismo internazionale, ha attirato sul Vaticano il più vivo interesse dei servizi segreti di tutto il mondo. Ma è un interesse che precede l’ascesa del terrorismo? La vigilanza da tempo esercitata dai servizi segreti sul Vaticano è diventata un fatto di dominio pubblico. Robin Robinson, fino a poco tempo fa uno dei capi dell’intelligence britannica, ha dichiarato di fronte a un vasto pubblico televisivo inglese che “molte volte i servizi segreti inglesi hanno intercettato le comunicazioni della Santa Sede? Un fatto simile non ha probabilmente stupito nessuno in Vaticano. Il telefono, infatti, è notoriamente il tallone d’Achille della riservatezza. Grazie al progresso tecnologico, le intercettazioni telefoniche sono diventate sempre più facili e quindi le comunicazioni telefoniche sono maggiormente soggette a intromissioni, in particolar modo attraverso il raggio laser.

Le azioni degli spioni

Due recenti pubblicazioni meritano di essere citate per cercare di comprendere la ragione effettiva dell’interesse nutrito dall’intelligence nei confronti del Vaticano. Negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, l’OSS statunitense, a capo del quale era il generale William J. Donovan, inviò un suo agente in Vaticano con l’ordine di indagare sulla eventualità di un contributo da parte della Santa Sede al processo di pace che si cercava di realizzare nel Pacifico. L’agente fu quasi sul punto di portare a termine con successo la missione, grazie all’aiuto di un officiale della Segreteria di Stato pontificia. Egli riuscì a convincere l’allora mons. Egidio Vagnozzi, futuro cardinale, a trasmettere alla rappresentanza diplomatica giapponese, presente in Vaticano, l’esistenza di una possibilità di negoziare la pace con gli Stati Uniti. Il contatto riuscì. Il delegato speciale giapponese, ambasciatore Ken Harada, dopo una comprensibile esitazione, comunicò le informazioni al suo Governo. Se i suoi superiori le avessero prese in considerazione, sia al Giappone sia agli Stati Uniti sarebbe stato risparmiato l’incubo di Hiroshima e Nagasaki.

Il Vaticano e lo spionaggio che avrebbero potuto cambiare il mondo

Una piena conferma si è avuta successivamente, quando sono stati resi noti i documenti sia statunitensi sia giapponesi. Quigley rende un servizio alla storia mettendo insieme, dopo tanti anni, i pezzi di questo complicato puzzle riguardante gli sforzi compiuti per la pace. È raro che la storia di un tentativo segreto per raggiungere la pace sia documentata in maniera tanto convincente. L’autore del libro M.S. QUIGLEY, Pace without Hiroshima. Secret Action at the Vatican in the Spring of 1945, scrive che la sua esperienza dimostra come sia difficile rendere efficaci tali tentativi. La seconda pubblicazione: Ratlines. How the Vatican’ s Networks betrayed Western Intelligence to the Soviets, Heineman di  J. LOFTUS – M. AARONS è ugualmente interessante, anche se per ragioni diverse. Ovvero per la conoscenza dell’ambiente dell’attività d’intelligence in Vaticano.

Come le reti del Vaticano hanno tradito le intelligence occidentali e sovietiche

La tesi dei due autori John Loftus, e Mark Aarons, appare piuttosto sconcertante. Nella prima parte del libro sembra che il Vaticano sia accusato di essere nelle mani dei nazisti. Nella seconda, invece, il Vaticano appare manovrato dai sovietici. Gli autori hanno compiuto ricerche approfondite negli archivi segreti dei servizi segreti statunitensi nel tentativo di sostenere le loro opinioni. Ovviamente, anche se gli approfondimenti, sotto certi aspetti possono sembrare probabili, non sono del tutto confermabili da prove certe. questo nuovo libro rappresenta solo un’ulteriore prova dell’interesse manifestato nei confronti del Vaticano, da parte dei servizi segreti.

Cosa c’è da spiare in Vaticano?

Cosa c’è in realtà da spiare in Vaticano? Un modo per rispondere e spiegare tale apparente anomalia è quello di ricordare che la maggior parte dei Governi ha una missione diplomatica accreditata presso la Santa Sede. Il loro compito ordinario consiste sostanzialmente in un lavoro d’intelligence in senso “normale”. Ovvero nel fornire ai rispettivi Governi, rapporti attendibili e sicuri, relativi alle questioni che interessano i rispettivi Paesi. Dobbiamo ricordarci, che lo stesso ambasciatore, agli albori della diplomazia, era considerato niente più che una spia. Questa professione è poi diventata uno strumento rispettato e riconosciuto della società internazionale. È possibile che anche per l’intelligence si stia avviando lo stesso processo di legittimazione? Sembrerebbe la spiegazione più plausibile. Nell’esperienza storica della Santa Sede è possibile individuare quattro aree e situazioni particolari: 1) l’Italia durante la questione romana (1870-1929) e sotto il fascismo. 2) la Germania nazionalsocialista. 3) l’Unione Sovietica. 4) gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.

Il Vaticano e lo spionaggio: conclusione

Ho suggerito l’esistenza di un’analogia fra intelligence e la diplomazia tradizionale. La storia dello spionaggio in Vaticano tende a confermare questa tesi. Esiste solo una differenza di mezzi e di metodi. Ma nel caso Santa Sede, l’intelligence non si limita a raccogliere passivamente informazioni più o meno attendibili. Essa ha anche il ruolo di facilitare i negoziati difficili. Come: 1939 e negli anni seguenti, il servizio segreto tedesco, l’Abwehr, diretto dall’ammiraglio Canaris, cercò di negoziare la pace attraverso contatti con Pio XII, senza informare Hitler. Nel 1945, la seconda guerra mondiale si concluse grazie all’opera dell’OSS di Allen Dulles in Svizzera. Non deve quindi sorprendere che i servizi segreti estendessero automaticamente i loro “tentacoli” anche sulla Santa Sede, soprattutto in tempo di guerra. I Paesi neutrali erano il crocevia di questo traffico. Dovremmo quindi rimanere perplessi o sorpresi di fronte al fatto che la sede di una religione mondiale, con profonde radici e tradizioni in ogni angolo del mondo conosciuto, attragga anche l’attenzione delle organizzazioni d’intelligence?

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