L’America non si chiamava così
L’America non si chiamava così

L’America non si chiamava così

L’America che non ti aspetti. Siamo abituati a chiamarla così, e nell’immaginario di molti è il luogo della libertà e dei sogni realizzabili. Siamo abituati a pensare a Colombo o a Vespucci, ma la storia di quella terra così lontana solo prima di arrivare è ben diversa.

L’America di in tempo lontano

Possiamo identificare il periodo a circa Mille anni fa. Un periodo dove le navi vichinghe avevano cuore e fegato per entrare e attraversare banchi di nebbia sconosciuti, e acque che si dicevano infestate da mostri. Fu in quel tempo che gruppi di coloni vichinghi, provenienti dall’Islanda e dalla Groenlandia, visitarono le coste atlantiche dell’America del Nord. La migrazione è parte della radice umana, non solo come sopravvivenza ma anche come avventura e sperimentazione della vita stessa. Questi gruppi di vichinghi erano in cerca di nuove terre dove insediarsi, anche al tempo avevano la necessità di migliorare la propria condizione di vita.

La narrazione

L’impresa ha lasciato solo poche tracce archeologiche, necessarie però a comprendere aspetti dell’avventura stessa. Fu oggetto di narrazioni, che più tardi divennero saghe islandesi, che hanno riscontri storici e archeologici. Secondo questi racconti, le terre che i coloni raggiunsero, vennero chiamate Helluland , “la terra delle pietre piatte”, Markland , “la terra dei boschi”, e Vinland , “la terra del vino”.

L’America prima di Colombo

Mi piace questa cosa. Mi da la sensazione che l’umanità è in continuo movimento, in continua sperimentazione, alla ricerca di qualcosa che la rinnova o la completa. Noi siamo di passaggio solo individualmente, ma la cosa più interessante è che il concetto umanità è quasi eterno, legato ovviamente ai capricci del mondo invisibile o delle clessidre dell’universo. Questa vicenda è il più antico episodio di quella che, viene comunemente chiamata “scoperta dell’America”. Quando Colombo progettò il suo viaggio, si pensa che non era assolutamente a conoscenza delle precedenti esperienze nordiche. Ma vista la sua decisione e sicurezza, qualche sentore, in realtà, potrebbe averlo avuto.

America e i suoi cartografi

All’interno di un’opera scritta a Milano intorno al 1340: Cronica universalis del frate domenicano Galvano Fiamma, viene individuato un sorprendente riferimento all’America ante litteram di cui parlano le saghe. Una caotica storia del mondo che si interrompe molto prima di Cristo, all’epoca del dodicesimo re d’Israele. All’interno della Cronica, l’autore Galvano spiega la possibilità che di gruppi vichinghi abbiano abitato le estreme zone nord dell’America, fino alle aree più temperate. Mi piace molto questa storia. Mi da l’idea che la storia stessa è in continua evoluzione, anche quella idealmente già cassata. Il tempo non ha padroni, come la conoscenza e gli intrighi che spesso regala. Storie nascoste in storie, che ingannano chi cerca, tutto per creare un’altra storia altrettanto vera. Siamo in balia del grande cartaio e tutto ciò lo trovo estremamente stimolante: la scoperta.

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