I falsi miti dei mass media: siamo ciò che vediamo?
I falsi miti dei mass media: siamo ciò che vediamo?

I falsi miti dei mass media: siamo ciò che vediamo?

Sempre più di sovente, siamo accerchiati da falsi miti dei mass media che sono di fatto dettati da un’introduzione estremamente errata alla vita. Quando accendiamo la tv, per goderci quei pochi minuti prima di entrare nel subbuglio della quotidianità, ecco che siamo bombardati da cattivi, se non pessimi esempi.

Ma quali sono i falsi miti dei mass media?

Iniziamo dal principio parlando di una delle più grandi lobby che governano le sinapsi cerebrali della maggior parte della popolazione mondiale: quella della pubblicità. E no.. tralasciamo davvero lo stereotipo della famiglia che si sveglia alle sette del mattino con la tavola imbandita che Cracco proprio spostati. Prendiamo per esempio in considerazione la maggior parte degli spot di cosmetici. Essi mostrano come, nascondere i propri difetti, possa portare all’adempimento del senso della propria vita: che sia esso un evento felice sentimentale o lavorativo. Per non parlare del devasto che attuano nel mondo adolescenziale o, in quello delle coscienze estremamente fragili e manipolabili. Credete che una moda possa essere simbolo di unicità? No perché a mio modesto, se non modestissimo avviso, si tratta di un banale rincoglionimento di massa. Perdonne-moi il francesismo.


Noi siamo quello che mangiamo: forse nel nostro caso quello che votiamo?


I messaggi subliminali e le condizioni di marketing

Molte di queste pubblicità, nascondono degli estremi messaggi subliminali che, possono sfuggire alla vista, ma che si immagazzinano ad hoc nel nostro cervello. Sarà per tale motivo che guardo molto poco la televisione? Veniamo adesso alla praticità della cosa: se un bambino vede sull’ormai obsoleto tubo catodico un nuovo snack, appena uscito in commercio, avrà decisamente il desiderio di averlo. E questo, sarà dettato anche dal confronto coi bambini della sua stessa età, sapientemente accontentati da genitori troppo impegnati a dire no. O semplicemente a spiegare la motivazione di quel rifiuto secco. Si instaura così il preambolo dell’apparenza, dato di fatto dalla frivolezza di quanto è divenuta la vita in funzione di un business malato e troppo aristocratico.

Una società basata sul benessere monetario

E veniamo al punto, al fulcro dell’epicentro del nostro discorso che per molti, tratterà di chiacchiere da bar. Saremmo tutti dei benamati ipocriti a dire che no.. i soldi non li vogliamo. Beh, tutta la nostra società è basata su uno scambio, che nasce come baratto e si evolve.. per modo di dire, in bene monetario. Quindi chi mai non vorrebbe un bello stipendio al passo col costo della vita? Ma non è questo il bene primario della nostra esistenza. Non è la carnalità a renderci ciò che siamo, ma la spiritualità del nostro essere. Essa sempre e comunque legata al nostro libero arbitrio. Ho sempre scritto per informazione, lavorato per senso del dovere, e guadagnato in malo modo o pessimo, se preferite. Dentro di me, ho coltivato tali mancanze frivole, con quelle esistenzialistiche dell’essere. E ad oggi, davvero non mi sento da meno. Questo è il senso che Dio ha voluto donare noi.

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