Miracolo nella 34esima strada: i bambini hanno diritto di credere a babbo Natale!
Miracolo nella 34esima strada: i bambini hanno diritto di credere a babbo Natale!

Miracolo nella 34esima strada: i bambini hanno diritto di credere a babbo Natale!

Proprio pochi giorni fa, parlando con una madre, è venuto fuori un concetto alquanto contraddittorio, a mio avviso. La signora in questione spiegava di avere raccontato alla figlia di quattro anni, che babbo Natale non esiste. Raccontandole nei dettagli la realtà dei fatti: povera e illusoria. Miracolo nella 34esima strada, ci mostra invece l’importanza esattamente contraria.

Perché miracolo nella 34esima strada è un film esempio per i genitori?

Ogni film di Natale che si rispetti, narra l’importanza di credere al vecchio barbuto di rosso vestito che, alla notte della Vigilia, porta doni ai bambini appartenenti alla lista dei buoni. E il film in questione, mostra una bambina che, nonostante le difficoltà della propria vita, non ha mai smesso di credere a Santa Claus. La prospettiva di avere fede in qualcosa e, in tal caso, in qualcuno, centra di fatto la peculiarità di tutta la nostra vita. Non sono assolutamente d’accordo con l’infrangersi delle aspettative di un bambino. Si tratta, secondo la mia opinione, di un disfacimento morale del periodo fanciullesco e la pretesa di far crescere un figlio troppo in fretta.


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I bambini devono essere tali!

Credere che un figlio debba avere la nostra stessa vita, poiché a stessa è stata priva di aspettative e fantasia, non è riconducibile al bene primario che si dovrebbe avere verso la propria prole. Al contrario, bisognerebbe sempre difendere le aspettative che si creano nella testa dei nostri figli durante il periodo più magico dell’anno. Dove i bambini aspettano fortemente, dopo essersi comportati nel migliore dei modi. Scrivere la lettere a babbo Natale, preparare il banchetto, aggiungendo qualche carota per le renne e, attendere con l’orecchio teso e gli occhi chiusi di sentire qualche rumore in cucina. Là dove risiede prepotente l’albero che illumina il salotto, vicino al caldo focolare.

Un ricordo d’infanzia..

Non ho memoria di quanti anni avessi quando ho compreso che l’uomo vestito di rosso fosse riconducibile a mio padre. Ma sono certa che fu una scoperta della mia persona. Mai nessuno mi disse la verità e, ad oggi, ringrazio vivamente i miei genitori di avermi fatto maturare da sola la mia consapevolezza. Ricordo che quando lo dissi a mio padre, sorridendo, mi rispose in modo singolare. “Meno male che l’hai capito.. mi stava venendo il diabete a mangiare tutti quei biscotti..” quella sensazione ilare fece ridere anche me, che però, rimasi interrogativa su un fatto. “E le carote chi le mangiava?” “Ah no.. vada per i biscotti, ma quelle le lasciavo alla mamma.” E anche ora, mentre lo scrivo, ho il sorriso stampato sulla faccia di chi, il miracolo nella 34esima strada, l’ha vissuto davvero. Fate viverlo anche voi ai vostri figli, ne hanno il diritto e dovere nei propri confronti.

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