I nuovi poveri figli della pandemia e del sistema
I nuovi poveri figli della pandemia e del sistema

I nuovi poveri figli della pandemia e del sistema

Potremmo girarci intorno per una vita intera, eppure, alla fine della nostra eterna stanchezza di sapere o fuggire la conoscenza, saremmo ancora con il punto di domanda: i nuovi poveri sono figli della pandemia o del sistema pandemia?

I nuovi poveri sono figli di una umanità sistemica?

Una ripresa che ha una crescita del Pil tale da far sperare di tornare presto ai livelli precedenti la crisi sanitaria. Si, questo è quello che i rilevatori economici ci dicono. Le previsioni di crescita fanno pensare che il nostro mondo sia in ripresa. Ora c’è una cosa da chiarire: di chi sono figli i nuovi poveri che sono sempre più in crescita? Ci sono strati della popolazione che sono rimasti indietro e che potrebbero essere coloro che vivranno un lungo e desolante oblio, una lunga e desolante discriminazione sociale. Sono le cosiddette “nuove povertà”, se le intendiamo come categorie. Queste non sono esclusive, infatti si aggiungono a quelle già esistenti nel periodo pre pandemico, o pre sistemico. Nel secondo caso, si tratterbbe di una appartenenza persa nel passato. Una sistematica creazione di squilibrio sociale, che le rappresentanze intellettuali del potere hanno sempre definito classi deboli.

La domanda è sempre la stessa da cosa è generata una classe povera?

Per rispondere a questa domanda dovremmo impostarla in modo completamente diverso: Quali oscurità generano le classi povere, e in questo caso, le nuove classi povere? Vi rispondo con il teso di una canzone, mai così azzeccata. “Siamo la sorpresa dietro i vetri scuri, la risata dentro al tunnel degli orrori. Siamo la promessa che non costa niente, la chiarezza che voleva molta gente. Oppure i trucchi nuovi per i maghi vecchi, siamo le ragazze nella sala degli specchi. Siamo il culo sulla sedia, il dramma, la commedia, Il facile rimedio! L’arroganza che non ha paura. O quelli a cui non devi chiedere fattura. L’opinione sotto il libro paga, Oppure le riunioni qui nel retro di bottega. Siamo le figure dietro le figure, la vergogna che fingiamo di provare. Siamo la freddezza che non ha paura, il tappeto steso sulla spazzatura, o siamo la Mont Blanc con cui ti faccio fuori, la risata dentro al tunnel degli orrori“. Chiedo scusa a lucianone Ligabue per aver cancellato e sostituito un po’ di “Siamo” per motivi giornalistici. Questo è il quadro sistemico che genera le nuove povertà? Se analizzate alcune parti del testo direi di si. Per esempio: “Siamo l’opinione sotto il libro paga, Oppure le riunioni qui nel retro di bottega. Siamo le figure dietro le figure, la vergogna che fingiamo di provare“.

I nuovi poveri: le statistiche

Le statistiche ufficiali, i rapporti delle associazioni, i dati della Caritas, parlano tutti di significativo aumento di chi ha bisogno di aiuto. Aiuto quotidiano! Chi fa volontariato lo sa bene di cosa sto parlando. “I numeri registrati solo nella città di Roma l’inizio della pandemia, nel marzo 2020, ha determinato in pochissimo tempo il passaggio da 3 a 28 centri dove si distribuisce il cibo e altri generi di prima necessità. Ma lo stesso è avvenuto in altre città. In un solo anno sono stati ben 300 mila i pacchi alimentari distribuiti in Italia con una media di circa tre volte in più rispetto al periodo pre-pandemia”. Questa tendenza travolge principalmente italiani, in particolare i componenti di nuclei familiari monoreddito. Ma il dramma è quando si accanisce verso: donne sole con figli e lavoratori precari. La fascia di età tra i 45 e i 55 anni è la più colpita. quella esclusa sistematicamente dalle ricerca di personale. Quella a cui viene sbattuta la porta in faccio perchè avanti con l’età, e magari lavorano il doppio e meglio degli altri.

Ma quelli più massacrati chi sono?

Gli anziani in particolare sono i più devastati, chi non è autosufficiente e chi vive da solo. La crisi sanitaria ha mostrato a tutti la loro grande fragilità. Questo non solo per l’altissimo numero di vittime, ma anche per qualche falla sistemica. Attenzione non sto usando la parola “Sistema”, ma ripeto “sistemica”. Ma in tutto questo, davanti ad una ripresa che è soltanto nei dati, visto che ancora non è percepibile, c’è chi vuole abbattere i sistemi di assistenza economica. Non entro nel merito o sprofondemo nei meandri dei giochi politici, inutili da tenere in considerazione in un articlo simile. Ora dovremmo stabilire, come è più opportuno salvaguardare queste categorie. Per ora hanno bisogno di assistenza economica e sanitaria. Soprattutto perchè, potremmo ritrovarci con una faglia sociale talmente marcata che farebbe sprofondare anche le altre categorie. Quindi, cari signori del Governo, il lavoro necessita soprattutto a: 40enni, 50enni e 60enni. Inventatevelo siete pagati per questo.

2 commenti

  1. Pingback:La rinuncia sociale: come ti sfascio la dignità dei sogni di un lavoratore

  2. Pingback:Le speranze di Speranza: ma cambiare nome no? - Il Grillo Quotidiano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.