Spiati: sei attivisti per i diritti palestinesi hackerati da Israele
Spiati: sei attivisti per i diritti palestinesi hackerati da Israele

Spiati: sei attivisti per i diritti palestinesi hackerati da Israele

C’è poco da dire, quando si è spiati, hackerati o braccati, possiamo soltanto affermare che rimane un atto di guerra. Sei attivisti palestinesi sono stati hackerati dalla società israeliana spyware NSO. Secondo un rapporto dell’organizzazione per i diritti dei palestinesi, sui telefoni cellulari di sei attivisti per i diritti palestinesi c’erano spyware della società di sorveglianza israeliana.

Spiati?

Questo è il protocollo che l’esercito israeliano applica anche durante la tregua. Questo è il protocollo che l’esercito israeliano applica anche durante il cessate il fuoco. È un atto di istigazione. È un azione di spionaggio militare, quindi un’operazione con termini di ingaggio. Secondo il rapporto, lo spyware Pegasus è di livello militare. L’organizzazione no-profit Frontline Defenders ha reso pubblici i suoi risultati pochi minuti fa, in un rapporto tecnico congiunto con: Amnesty International e al Citizen Lab dell’Università di Toronto, che ha confermato in modo indipendente i risultati. Tre dei palestinesi hackerati lavorano per gruppi civili, ben distanti dalle operazioni militari convenzionali. Tra gli hackerati c’è Ubai Abudi, economista e cittadino statunitense di 37 anni, che gestisce il Bisan Center for Research and Development a Ramallah, nella Cisgiordania occupata. Il gruppo per cui lavora è marchiato dall’esercito israeliano come: gruppo terroristico.

La perdita dell’umanità

Abudi ha dichiarato: “Ho perso ogni senso di sicurezza a causa di questo hackeraggio: è disumanizzante. Un telefono che è al mio fianco giorno e notte, e contiene le foto dei miei tre figli. È come avere un ladro in casa. Io e mia moglie non siamo riusciti a dormire all’idea di sapere la nostra privacy violata. Sono particolarmente preoccupato che siano state intercettate alcune mie comunicazioni con diplomatici stranieri“. Frontline Defenders, con sede in Irlanda, considera Israele il principale sospettato. Le prime due intrusioni sono avvenute il 19 ottobre. Tre giorni dopo il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz ha dichiarato i sei, facenti parte di gruppi palestinesi terroristici. Questo è ovviamente una forzatura. È opinione comune che gli spiati, non hanno nulla a che fare con organizzazioni terroristiche.

Da Tel Aviv Rasha Farah

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