La Camorra incendia gli scatoloni di cibo destinati ai poveri
La Camorra incendia gli scatoloni di cibo destinati ai poveri

La Camorra incendia gli scatoloni di cibo destinati ai poveri

A Portici la Camorra ha incendiato gli scatoloni di cibo destinati ai poveri del banco alimentare anti-Camorra. L’ennesima prova di umanità da persone che dovrebbero essere braccati come al tempo del fascio.

La Camorra divora il cibo per i poveri

Qualche giorno fa, il  Banco Alimentare di Portici h distribuito pacchi alimentari alle famiglie bisognose. Poi avevano preso le scatole di cartone ormai vuote e le avevano impilate all’esterno della sede “Libera” in via Diaz. Intorno alle ore 19 di venerdì 12 novembre, qualcuno ha dato alle fiamme gli scatoloni di cibo. Ovviamente si tratta di un atto intimidatorio, verso un’associazione di volontari che, si distribuisce cibo ai poveri, ma lo fa definendosi un banco alimentare anti-Camorra. Sarebbe bello tornare al tempo del fascio, e vedere questa gente fuggire dall’Italia perchè braccata da Mussolini. A quel tempo non si potevano permettere queste stronzate.

Mussolini attacca la Mafia

Mussolini arrivò a Palermo il 6 maggio 1924. Aveva una visione vaga della mafia, ma fu lesto a comprendene l’entità e la pericolosità. Mussolini fu accompagnato in visita a Piana degli Albanesi, dal sindaco Francesco Cuccia, detto Don Ciccio. Il Don ostentava sul petto la Croce di Cavaliere del Regno, ma Mussolini avvertì un certo imbarazzo per il comportamento del notabile seduto al suo fianco.
Don Ciccio, osservato che il suo ospite era seguito da alcuni agenti, confidenzialmente diede un colpetto sul braccio di Mussolini e, ammiccando, gli disse: “Perché vi portate dietro gli sbirri? Vossia è con me. Nulla deve temere!”. Mussolini non rispose, ordinò di fermare la macchina e di far ritorno a Palermo.

La storia insegna a vivere non dimentichiamolo mai nel bene e nel male

Da Agrigento, Benito Mussolini parlò ai siciliani, una dichiarazione di guerra alla mafia: “Voi avete dei bisogni di ordine materiale che conosco: si è parlato di strade, di bonifica. Si è detto che biso­gna garantire la proprietà e l’incolumità dei cittadini che lavo­rano. Ebbene vi dichiaro che prenderò tutte le misure necessarie per tutelare i galantuomini dai delitti dei criminali. Non deve es­sere più oltre tollerato che poche centinaia di malviventi soverchino, immiseriscano, danneggino una popolazione magnifica co­me la vostra”.
Mussolini rientrato a Roma con­vocò i ministri De Bono e Federzoni e il capo della polizia Moncarda e chiese ad essi il nome di un uomo idoneo a battere il feno­meno malavitoso siciliano. La scelta cadde su Cesare Mori. a cui fu raccomandato: “Spero che sarete duro con i mafiosi come lo siete stato con i miei squadristi!”.

La Camorra, o Cosa Nostra… una faccia una razza

Il successo dell’azione di antimafia dipendeva dalla serietà e dalla reale volontà del Governo fascista di recuperare il controllo della Sicilia. Mussolini disse: “II fascismo, che ha libera­to l’Italia da tante piaghe cauterizzerà, se necessario, col ferro e col fuoco, la piaga della delinquenza siciliana“.
Vennero quindi concessi a Mori pieni poteri, e già a fine anno 1925 ottenne i primi successi. 700 arresti di mafiosi accusati di omicidio, abigeato, grassazione. Seguì un’operazione, forse la più spettacolare, nel comune di Gangi, tra Nicosia e Castelnuovo, dove da oltre un trentennio spadroneggiavano le bande degli Andaloro e Ferrarello, bande che vennero interamente catturate.

La lotta e la vittoria

Nel 1926 nuovi arresti a Termini Imerese, a Marsala, a Mazzarino, a Castelvetrano, a Gibellina. Così di seguito, mese dopo mese, centinaia di arresti liberarono dalla piovra ampie aree della Sicilia. 1927, in apertura del dibattito sul bilancio dell’Interno, Mussolini tenne un grande discorso alla Camera: “E tempo che io vi riveli la mafia. Ma, prima di tutto, io voglio spogliare questa associazione brigantesca da tutta quella specie di fasci­no, di poesia, che non merita minimamente. Non si parli di nobiltà e di cavalleria della mafia, se non si vuole veramente insultare tutta la Sicilia. Vediamo. Poiché molti di voi non co­noscono ancora l’ampiezza del fenomeno, ve lo porto io sopra un tavolo clinico: ed il corpo è già inciso dal mio bisturi”.
Così Mussolini scandisce momenti e cifre dell’offensiva sca­tenata dal fascismo contro il fenomeno mafioso: successi ottenuti non solo in termini di repressione, e di miglioramento dell’ordine pubblico. Ma il successo maggiore fu l’aver ripristinato l’autorità dello Stato. Ecco i dati: rispetto al 1923, nel 1926 gli omicidi era­no passati da 675 a 299, le rapine da 1200 a 298, gli abigeati da 696 a 126, le estorsioni da 238 a 121, i danneggiamenti da 1327 a 815, gli incendi dolosi da 739 a 469, i ricatti da 16 a 2.

La Mafia, la Camorre ecc… emigrarono negli USA per poter sopravvivere. Ovviamente fu un atto momentaneo, perchè a guerra finita e con Mussolini morto, la Mafia, la Camorra ecc… andarono al Governo. Questo è il motivo per cui, quei quattro coatti che armeggiano con manganelli e bastoni non possono essere considerati fascisti, ma solo coglioni. Il fascismo era ben altra cosa.

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