Studenti lavoratori: non mi fido di uno Stato che non li tutela
Studenti lavoratori: non mi fido di uno Stato che non li tutela

Studenti lavoratori: non mi fido di uno Stato che non li tutela

Come avevo accennato, mi ritrovo a scrivere e descrivere una situazione estremamente controversa. Gli studenti lavoratori, sono povere anime che hanno deciso di studiare e pagarsi l’università da soli. Pare chiaro che le loro agevolazioni dovrebbero su tutti i fronti essere maggiori, rispetto agli altri.

Gli studenti lavoratori sono tutelati?

Qui entra in gioco un ulteriore dilemma: l’università telematica. Tale sistema, schifato da molti, ha permesso in tempi di pandemia, il “normale” svolgimento delle lezioni, sebbene non in presenza. È chiaro che uno studente lavoratore si avvalga per lo più, di queste principali piattaforme di studio. Esse permettono, infatti, di non frequentare appieno il corso scelto. Una comodità che, a mio avviso, non toglie nulla alla classica università, anzi, se ben gestita offre una scelta da nulla. Le verifiche in caso di esame sono molteplici. Un esempio? Lo studente dovrà inquadrarsi sia di volto che di schiena. Ciò permette di verificare la veridicità di quanto l’individuo sta facendo. Ma allora, perché sono così tanto schifate dal sistema? E non venitemi a dire che conta meno di un classico percorso di studio.

Figlio di papà vs studente lavoratore: chi vince la battaglia?

Sapete che se siete fuori corso e fate una prova d’ammissione d’esame, prendendo lo stesso voto di un ragazzo appena uscito dalla maturità, avrete il secondo posto? Eh si. Perché l’età è un fattore primario vero? Lo studio perde il netto significato di diritto e diviene una questione numerica. Ma i numeri li da lo Stato che preclude questi piccoli mezzucci atti al favorimento di determinate classi sociali. Non scordiamoci gli scandali avvenuti non molto tempo fa in merito. Ricordiamoci bene che lo studente lavoratore, non è uno stronzo che ha deciso di spendere tempo e soldi perché non aveva un cazzo da fare! Probabilmente prima non ha potuto, non è mai stato figlio di papà e ha dovuto lottare e farsi il culo per arrivare a determinati ottenimenti personali.

Uno Stato che proclama l’ignoranza, non la conoscenza

Lasciare il popolo nell’ ignoranza più completa è una vittoria fiammante per uno Stato che non vuole farsi capire. Un po’ come Don Abbondio faceva con Renzo Tramaglino, parlando in latino. E non ci rendiamo conto che ci stanno togliendo una facoltà intellettiva, insita nell’essere umano. Non vogliamo più ragionare con la nostra testa? Vogliamo seguire una massa senza saperne la direzione? Vogliamo che lo Stato ci mantenga ignoranti o vogliamo reagire? Ecco. Questa è la domanda che dovremmo porci di fronte a cotanta disuguaglianza.

Un commento

  1. Pingback:Dal trono con chiarezza: la DAD e la visione errata della telematica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.