Montecitorio e le sue laboriose formichine illuse
Montecitorio e le sue laboriose formichine illuse

Montecitorio e le sue laboriose formichine illuse

Sembra una favola antica: in un oscuro Palazzo antico chiamato Montecitorio, laboriose formiche tentano di scavare un magico tunnel per portare al re i doni rubati ai poveri del villaggio.

Montecitorio e la Camera dei segreti?

Funeste ore di inganno e spergiuro, si muovono senza lancette nella camera segreta di Montecitorio. Loschi figuri muovono ombre di malvagia provenienza. Mentre oscuri presagi ritmano i passi di zampette laboriose che cercano di portare a loro vantaggio un senso incompiuto: la realtà. Tutte vogliono l’illusione di poter estorcere al re un ruolo imponente, costringendolo ad accettare maliziosamente ricatti e stratagemmi. Molti si muovono come folletti, bisbigliando segreti e tranelli nelle segrete camere del palazzo. Intrighi intrisi di tranelli intrigati dal tranello di essere intrigo. Nani, concubine, giullari e saltimbanchi tutti a tramar come compari o come traditori, senza saper di certo che la realtà ultima si paleserà da nordiche terre lontane. Accordi, liti, riconciliazioni, patti segreti, tradimenti, giuramenti di sangue, riti propiziatori e pozioni psichiche, accompagnano il grande tranello: il popolo deve essere aiutato.

Il grande editto

Quindi il re, dalla grande loggia del palazzo emana il suo editto: “Per pagare di meno dovrete versare più tasse al reame, così da sperperare noi per voi ciò che di cibo vi abbiam tolto per ridarvelo in giochi“. Ma le formiche laboriose portatrici di oscuri presagi, voglian esser esempio di infima fattura. Così, si mischian tra loro senza più distinzion di appartenenza, per recider di certezza incerta, l’ombra che attanaglia la mano inferma del provveder a ciascuno.

Tasse e morte

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