Un giradischi, l’allegria e il ricordo di un vissuto: un nonno che balla la morte della sua vita
Un giradischi, l’allegria e il ricordo di un vissuto: un nonno che balla la morte della sua vita

Un giradischi, l’allegria e il ricordo di un vissuto: un nonno che balla la morte della sua vita

Quando si avvicina il Natale, sono ossimoricamente nostalgica, triste e allegra allo stesso tempo. Per me si tratta di un doloroso ricordo misto all’euforia della magia del Natale. Sono passati tanti anni, ma il ricordo di un uomo d’altri tempi, mi pervade. Caro nonno, oggi scrivo di te, per te, perché sei sempre con me, mentre un giradischi suona..

Un giradischi che canta l’allegria del Natale: un vissuto che pervade i miei sensi

E lo immagino così: mentre un giradischi canta “Can’t help falling in love with you” e lui che muove i fili del mondo familiare. Con la sua allegria e spensieratezza, capace di diffondere armonia ovunque, sorride. Il giradischi che suona a ritmo del suo vissuto: faticoso e doloroso, ma sempre sorridendo. Orde di parenti a cui sapeva tener testa. Eppur in silenzio, era lui che teneva insieme tutto. Come un collante di estrema fortezza, elargiva la sua spensieratezza, che tale non era, ma che in tal modo, appariva. E adesso, ascolto la stessa canzone di Elvis Presley e lo penso fortemente.

Il camino scoppietta l’amore divino

Il suo volto, le sue mani consumate dal tempo e dall’arduo lavoro. Posso sentirle accarezzarmi la schiena e l’anima. Lui che mi ha insegnato l’arte dell’essere sempre me stessa. Di non preoccuparmi mai di cosa la gente pensasse di me. Perché per lui, sarei sempre stata la sua principessa. E se ci penso oggi, è sempre stato la mia ombra. Ovunque andassi, qualsiasi cosa facessi. Questo Natale, sebbene sia il 23esimo senza di lui, lo sento sempre e molto forte accanto a me. Lui, mentre balla e ride, mia madre, mentre lo guarda e pensa sia il padre migliore che potesse avere. Il suo corpo poi, disteso su quel maledetto letto la notte del 24 dicembre. Il dottore che ci guarda e scuote la testa..

La fine mai finita realmente

Il tuo ultimo saluto, quell’albero che sapeva di dolore. Quei regali che non avrebbero mai significato niente e, ad oggi, ancora è così. Ma se io potessi respirare il tuo odore di dopobarba, misto a quel sottile narcisismo che non nascondevi mai. Quando ti sistemavi i capelli per essere sempre perfetto. Una perfezione derivata dalla tua anima così bella, illuminante e accecante. Non hai mai lasciato il vuoto dentro di me. Di te sono piena. Ancora adesso, a ventitré anni di distanza, mentre ascolto quella canzone, scrivo di te e ti penso. Anche questo Natale, ti farò gli auguri, anche questo Natale, la tua presenza, non sarà mai assenza.

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