Uccidere il confronto dialettico è uccidere la democrazia stessa
Uccidere il confronto dialettico è uccidere la democrazia stessa

Uccidere il confronto dialettico è uccidere la democrazia stessa

Uccidere il confronto, come è avvenuto dal 1994 in poi, sicuramente è l’atto deformate dell’idea di democrazia. Il Bipolarismo d’alemiano e berlusconiano, congedò i dibattiti politici del bar, cioè della famosa base di ogni partito, lasciando la politica in mano ai direttori di giornale… ben pagati e silenziosi.

Uccidere il confronto è uccidere la politica?

Si uccidere il confronto significa uccidere la politica. Ma sopra ogni altra cosa uccide il senso democratico della politica. Se riflettiamo bene, identifichiamo nel confronto: lo studio degli elementi politici e sociali atti a deformare o formare un’opinione. Il filosofo John Dewey, diceva che la democrazia trova il suo inizio nella conversazione. Quello che invece possiamo affermare, riguardo le nostre democrazie è che sono affidate ai social network, che hanno dimostrato di essere di per sé, un elemento comunicativo indemocraticizzato quindi: manovrato o deviato. Molti rimpiangono le tribune politiche che spopolavano tra gli anni 70/80. Ma il punto è che affidare il confronto alla tribuna politica, non era altro che affidarlo alla spettacolarizzazione e non ad un vero confronto. Il confronto democratico formativo, nasceva prima all’interno delle sezioni per, poi continuare nei: bar, luoghi di lavoro e ogni altro luogo di aggregazione. In fin dei conti, ogni attivista o simpatizzante, non faceva altro che portare le idee concertate con il partito in questi luoghi. Dando di fatto vita al confronto democratico.

Il ritorno al passato

Lorenzo Milani disse: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia“. È proprio da qui che nasce la necessità del confronto o del dialogo se preferite. La possibilità di mettere insieme soluzione che non siano per il bene di uno ( in questo caso un solo partito) ma per l’insieme cioè: la democrazia. È quindi necessario che il dialogo politico torni nei: bar nelle tavolate, dei raduni, ma soprattutto all’attivismo.

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