Tavole vestite a festa: mentre attorno a noi c’è chi non ha più lacrime
Tavole vestite a festa: mentre attorno a noi c’è chi non ha più lacrime

Tavole vestite a festa: mentre attorno a noi c’è chi non ha più lacrime

Ci prepariamo. Organizziamo anzitempo, con largo anticipo per risparmiare, a fronte di una crisi, il nostro Natale. Mentre mi accingo a salire le scale per il mio consueto allenamento, volto la testa e lo vedo. Infreddolito dalla neve che, sulle Alpi è scesa copiosa, mi fermo a dargli adito di parola. E mentre tavole vestite a festa padroneggiano imponenti, attorno a noi c’è chi ha le lacrime congelate.

Che cosa c’è oltre le tavole vestite a festa?

Ogni giorno, ogni volta, ogni periodo felice, si scatena il dolore immenso per chi nemmeno ha più lacrime e, se le ha, sono consumate dal freddo, dal ghiaccio che arriva prima dai cuori dei passanti, che dal clima rigido. Non so come si chiami, ma ogni giorno, mentre passo per fare la scalinata che mi porta al caldo della palestra, mi rivolge un sorriso e mi saluta. Talvolta, mi ricorda che sono in ritardo rispetto al giorno precedente. Io lo guardo, ricambio il sorriso, e gli do ragione. Un uomo che, se non fosse per il colore della pelle, sarebbe rosso dal freddo. Porta il bavero così alto, la mascherina a coprire il volto di passanti spaventati, no.. non dal Covid, ma dal colore della sua pelle. E penso a quanta distrazione passa davanti a sé, senza degnare nemmeno uno sguardo a quel sorriso che non si placa sul suo volto.


La pretesa di conoscere la povertà: il mondo occidentale redima la propria coscienza


Guardare oltre, noi non siamo poveri di portafoglio

Ma certamente di spirito. Mi fermo, investo, attenzione, non perdo tempo, lo investo per sentire che cosa ha da raccontare. Mi comunica che non riesce a trovare lavoro. Con rammarico gli spiego che la situazione è precaria per tutti e, tra giochi di ruolo e imprenditori che si prostrano al Dio soldo, è così che va il mondo. Mi racconta dei suoi figli da sfamare, della moglie che si occupa di loro e che, qualche volta, fa qualche faccenda domestica. “Ci trattano male però”.. questo lo dice con lo stesso rammarico e dolore che io riesco a sentire. Gli scende una lacrima che si fa densa a contatto col gelo. Lo saluto.. ma quella sensazione di malessere pervade anche il mio allenamento. Non ho forza per andare avanti.

Non ho niente, ma ho tutto

Posso rinunciare a qualcosa per placare il senso di un’anima perduta? Si posso. E la cosa migliore da fare è entrare nel bar e lasciare un pasto pagato. Perché vedete.. noi abbiamo perso tanto, ma loro non possono perdere ciò che non hanno mai avuto. Sebbene credo che la cosa fondamentale, sia continuare ad ascoltarlo, a sorridergli con la stessa intensità con cui lo fa lui. Ma un pasto caldo, è ciò di cui ha bisogno per lo stomaco che brontola tanto, lo posso sentire mentre mi parla. Io posso rinunciare a quel qualcosa che nella cultura occidentale è superfluo. Lui, deve rinunciare all’insofferenza delle persone che, passando, lo guardano con schifo. Ma non disperate, quello è lo stesso schifo che avete dentro; prima o poi qualcuno, riserverà voi lo stesso trattamento.

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