La ricerca della libertà: la contraddizione in termini
La ricerca della libertà: la contraddizione in termini

La ricerca della libertà: la contraddizione in termini

Siamo tutti frangibili chi più e chi meno, ma quello che psicologicamente ci accomuna è la ricerca della libertà, una delle contraddizioni in termini più reali. E’ forse la più grande bugià che l’essere umano abbia inventato. Un sortilegio verso noi stessi.

La ricerca della libertà è reale?

Se guardiamo con attenzione il percorso dell’umanità dal punto di vista dell’emancipazione sociale, vediamo come l’uomo si sia conquistato delle gabbie d’oro finto. Siamo convinti che tutto quello che rappresenta la conquista di un ideale sia: libertà. In questi anni di pandemia abbiamo misurato il valore delle conquiste rapportandole ad una rivendicazioni di stereotipi. Nella mia persosnale, quanto sicuramente errata analisi, noto che la libertà dell’essere umano, nella sua quasi totalità sia legata essenzialmente all’effimero. Ciò che ho notato è la totale mancanza di autorappresentarsi, autocompletarsi. Un vuoto che si cerca sempre di riempire soltanto perchè in alcuni casi, uno certo tipo di stereotipo di libertà viene vietato. Per esempio: l’essere umano vede come bene primario la proprietà di una casa, ma in questo tempo di pandemia la fugge, perchè? Perchè vivere una persona per un paio di ore al giorno non è come viverla 24 ore. Quindi ciò che accomuna un bene primario, legato alla libertà, diventa esso stesso una prigione da cui fuggire: quindi il concetto di libertà diventa relativo? Assolutamente si. L’uomo rende significato alla libertà relazionandola con uno stereotipo esistenzialista: la possibilità di muoversi, scegliere o assumere.

Quali stereotipi inchiodano l’essere umano?

La pandemia nella sua forma di misura sociale ha evidenziato lacune esistenziali profonde. La ricerca della libertà non è nient’altro che la conquista è l’esternazione di uno stereotipo esistenziale, creato in relazione alla crescita del consumismo, che diviene maschera di un esistenzialismo scevro da ogni forma di sorgente razionale e spirituale. Tutto ciò che l’essere umano mette in realazione al senso di libertà e relazionabile al vuoto interiore con cui da valore agli stereotipi di libertà. La pandemia ha tolto: palestre, piscine, ristoranti, bar, luoghi di culto e luoghi ricreativi-culturali. Se l’essere umano bastasse veramente a se stesso, rimedierebbe queste mancanze con la sola frequentazione della sua intimità. La sua palestra sarebbero esercizi a casa, il suo ristorante la ricerca di essere un bravo cuoco, il bar diverrebbe il piacere di passare tempo con il partner, se questo non fosse un semi partner, e cioè una persona da dover usare solo per un paio di ore. E infine i luoghi ricreativi di culto diverrebbero la facoltà di vivere se stessi e le proprie profondità.

La ricerca della libertà è libertà?

Non è libertà, ma solo il significato che abbiamo dato a prigioni che ci offrono la possibilità di nasconderci nella massa. Ma facciamo un passo indietro. Quale differenza c’è nel dire: “Se fai il bravo ti porto un giocattolo, ti porto al parco, di porto alle giostre?” Con: “Se fate il green pass potete andare al cinema, ristoranti, bar, teatri…?” Nessuna! Sono sotanto stereotipi legati all’età e alla razionalizzazione della libertà. Quindi possiamo dire, che tutte le forme di libertà che abbiamo creato, non sono nient’altro che la necessità di avere un benefit ludico che è esso stesso schiavitù. Senza quegli stereotipi l’uomo perde il suo vaore interiore, svilendo l’aspetto spirituale della libertà stessa, cioè: conoscere se stessi e saper vivere solo di sestessi.

Popolo sodomizzato e contento

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