L’unione dello spirito: le bugie che il corpo ci racconta
L’unione dello spirito: le bugie che il corpo ci racconta

L’unione dello spirito: le bugie che il corpo ci racconta

Oltre l’apparenza, al di là del visibile agli occhi e del percepibile al corpo, esiste qualcosa che va ben oltre la mera fatiscenza. Sto parlando di qualcosa ben definito: l’unione dello spirito. Essa, è di fatto riconducibile al mondo dell’invisibile. Credete davvero che ciò che non si possa vedere non esista? Pensate che tutto ciò che è come lo vedete, si mostri allo spirito in tal modo?

Che cos’è l’unione dello spirito?

Essa altro no è che ciò che si contrappone e distingue da quello che risulta ben visibile al senso stesso della vista. È quindi, il mondo sottostante. Una sorta di upside down ( per citare una serie che amo molto “Stranger Things”) che non si mostra al senso di cui parlavo prima, ma che è percepibile solo mediante un’introspezione dell’anima. Sapete qual’è il fondamento che permette di assaporare secondo dopo secondo il mondo dell’invisibile? Il dolore. Il dolore, altro non è che una potente difesa atta alla riconciliazione con se stessi. Un meccanismo privo di sussistenza collettiva, ma fatto esclusivamente di morale personale.


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Il mondo dell’invisibile: dalle percezioni alla consapevolezza

Iniziamo analizzando ciò che vediamo, ma mai realmente quello che sentiamo. Quella vocina empatica che tanto si fa grande e rafforza ciò che dovremmo ascoltare con l’anima, viene messa da parte dalla frenesia frenetica della vita odierna. Perdiamo il senso di ascoltare realmente, lasciando il posto al sentire con superficialità. Questo è uno dei moventi per cui, molto spesso, il giudizio altrui è falsato da una miriade di preconcetti estetici e non esistenzialistici. Sebbene tale discorso potrebbe tranquillamente ricondurci a un concetto mero filosofico, io sto parlando di fatti e vissuto reale, non presupposizioni esteriorizzate dalla voglia di sentirsi superiori.

Odi et amo: che cosa cerchiamo davvero?

Sempre più spesso quindi, dopo aver pazientemente analizzato una situazione globale e collettiva, mi rendo conto che si cerca solo l’esteriorità delle cose e, mai il contenuto. Molto spesso l’individuo, si accinge a ricercare un meraviglioso contenitore, senza contare che il contenuto, quasi sempre, risulta scarso o inesistente. Ecco la conflittualità dell’esteta che fine a se stesso, ricerca il bello, ma non il buono. Si diventa quindi dei meravigliosi soprammobili che, dopo anni di polvere, perdono la propria credibilità, non innalzandosi al Superiore atto di spiritualismo. Ma altresì, abbassandosi al livello globale che impone l’estetica, non l’essenza. Il giudizio diventa la blasfemia di se stesso, il contenitore, l’unica fonte di bellezza e, il contenuto si erge labile e chiassoso, ma con dovuto silenzio, a ciò che mai è esistito realmente.

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