Regna la confusione in Libano: il governo e i suoi contrasti miliziani
Regna la confusione in Libano: il governo e i suoi contrasti miliziani

Regna la confusione in Libano: il governo e i suoi contrasti miliziani

Nel fine settimana sono aumentati i segnali che dimostrano che regna la confusione. Gli scontri politici caratterizzano la realtà del Paese, e si intensificano le contraddizioni tra le componenti del governo.

Regna la confusione in un paese I delirio?

Fonti politiche hanno parlato di un altro tentativo fallito dopo quello del premier Najib Mikati, di convocare una sessione di governo, che avrebbe dovuto sancire la fine della crisi. Come ha indicato la fonte, non divulgabile, le azioni politiche sono tornate a scontrarsi con il muro dell’estremismo sciita. Che bilateralmente vuole la rimozione di Al-Bitar, e simoppone ad un governo di coalizione nazionale, che porterebbe alla fine a questa crisi. Le stesse fonti hanno rivelato che ciò che ha esacerbato il clima è la posizione del giudice Al-Bitar. La posizione di quest’ultimo avrebbe costretto le forze di sicurezza interna, per arrivare all’arresto dell’ex ministro Ali Hassan Khalil, collaboratore politico del presidente del Parlamento Nabih Berri. In questo contesto è stato notato che, la campagna di Berri è stata caratterizzata da un’estrema violenza contro Al-Bitar. E ha dimostrato la grande difficoltà che Mikati incontra nel far compattare il governo.

Gli sforzi

Mikati ha ripercorso ieri la situazione con il Gran Mufti della Repubblica libanese, lo sceicco Abdul Latif Derian, che lo ha ricevuto a Dar Al-Fatwa. Mikati ha sottolineato durante l’incontro: “Le elezioni parlamentari si svolgeranno in tempo e il Libano supererà la crisi che sta attraversando con la solidarietà di tutti i suoi cittadini”. Il Consiglio della Sharia dal canto suo dichiara: “Rinnoviamo il sostegno e la posizione del primo ministro Najib Mikati. Sta lavorando duramente per uscire dalla difficile situazione che il Libano sta vivendo nelle sue relazioni con i suoi fratelli arabi. In particolare con l’Arabia Saudita e i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo“.

Regna la confusione ma anche il ricatto morale

Ad un paese che vive il totale oblio, i così detti fratelli arabi, non donano aiuti economici, ma ricatti morali. “Gli sforzi libanesi devono essere atti a soddisfare la domanda dei paesi del Golfo. Che vogliono soprattutto, prevenire l’esportazione di droga. E nel quadro del continuo follow-up svolto dalla Divisione Informazioni delle Forze di Sicurezza Interna, scoprire le reti di contrabbando e traffico di droga. Arrivando così all’arresto dei colpevoli”. Ieri è stato annunciato che la Divisione di sicurezza dell’Arabia Saudita, disponeva di informazioni confermate, sui preparativi per una operazione di contrabbando di una grande quantità di pillole Captagon. Una grande spedizione di caffè, dal Libano alla Giordania e poi all’Arabia Saudita nascondeva le pillole. Una forza speciale della divisione ha effettuato un raid in un magazzino nella località di Bir Hassan e quattro milioni di pillole Captagon erano nascoste all’interno di un carico di sacchetti di caffè. Questo è l’aiuto dei fratelli arabi al Libano: nessuno! È le armi tornano a suonare nella notte di Beirut.

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