L’onta umana: il decalogo del nulla che abbraccia il nulla
L’onta umana: il decalogo del nulla che abbraccia il nulla

L’onta umana: il decalogo del nulla che abbraccia il nulla

L’umanita perversa, l’anima corrotta, la corruzione spirituale, il cordoglio dell’intelletto: l’onta umana nel suo decalogo di frustrazioni. Nella sua legge corrotta che fa dello spirto la corruzione di se stesso. Bugie, invidie, gelosie e ripugnanti tranelli, vivono e convivono con i più profondi segreti.

L’onta umana: è il simbolo del l’essere umano?

Siamo quello che siamo: ribelli, traditori, amanti, guaritori, guerrieri, generosi, bugiardi, leali, rispettosi, angeli di demoni e demoni di angeli. Spesso ci guardiamo passare nelle pagine stanche di una vita a cui non diamo o no riusciamo a dare un senso, per dare spesso un senso esagerato a noi stessi. Ci rivestiamo di corazze invisibili, ma pesanti come la vita o il senso di essa che fatichiamo a trovare. Spesso convinti di Essere, guardando gli altri come la follia guarda la sobrietà. Pronti ad incensare il nostro passaggio tra i vicoli della vita, spesso pieni di rifiuti e rottami lasciate a marcire. Condanniamo, accusiamo, giudichiamo e poi? E poi ci ritroviamo ad asciugare le lacrime della nostra povertà, disillusione e nudità. Nudi di fronte al nostro sguardo: il momento dove l’incertezza e l’inadeguatezza diventano terrore. Vessilli di uno spirito perso nell’abisso del non senso, ma non torniamo indietro no, anzi, continuiamo spergiurando e scongiurando, con la convinzione che la nostra casa non sia costruita sulla sabbia ma su solida roccia.

La relazione dell’angelo

Dovremmo fermarci a dare un po’ di dubbio alla nostra sapiente grandezza. Nulla e nessuno è più di noi, nulla e nessuno sa come noi, nulla e nessuno ama come noi. Eppure siamo spesso soli, alla ricerca di una grande amicizia o di un grande amore che sarà sempre il prossimo, solo perché quello che abbiamo non sappiamo amarlo noi. Scontenti, delusi, psicoanalizzati, depressi, ubriachi o tossici di qualcosa o di qualcuno. Alla ricerca delle labbra perfette, degli addominali perfetti, del grande successo, della grande bellezza. Ma alla fine scriveremo solo un patetico post su Facebook: “Nessuno merita amore come il mio cane” o se volete gatto. Il problema è che spesso non sappiamo amare, non sappiamo dare, fuggiamo dal certo e bello soltanto per avere la scusa di non dare. Accusiamo gli altri di essere dei traditori seriali e noi facciamo altrettanto, e magari anche prima. Diciamo agli altri di non saper amare perché vogliamo essere amati a modo nostro cioè: senza amore.

L’onta umana e la sua perversa illusione

Dovremmo osservarci di più, ma scopriremmo di che stoffa siamo fatti e schiferemmo il tessuto. Tutto qui: solo dei poveri disadattati, chi analfabeta chi semi analfabeta, chi diplomato, chi laureato, ma soltanto dei disadattati che giocano a perdersi nella socializzazione fake, solo per sentirsi: essere di qualcosa… o asociali per fuggire dal vuoto totale che circonda la nostra viltà. Ci ripieghiamo nella nostra affermazione preferita: “Mai una gioia” – “La vita è una merda” – “L’amore non esiste“. Tu non esisti!!! Pessimo sciagurato o sciagurata. Siamo esseri che traballano dentro noi stessi, spesso alla ricerca di un po’ di comprensione o considerazione. Spesso distruggiamo chi già ci considera, perché averla la considerazione è una responsabilità. Una responsabilità che va gestita per dimostrare, a chi ci considera, che non sbaglia, ed è proprio in quel momento che fuggiamo.

Il fardello del comando

Uomini, donne, vecchi o ragazzi in preda alla stravagante follia del nulla o del tutto. Trovarsi ai confini di un’anima, comprendere i suoi deliranti abissi, costringe a tenere in considerazione sia i fallimenti che i successi, come fossero la stessa misura in un mondo che ha perso ogni misura. Ma ragionate per un momento come se foste un angelo, a cui è stata affidata la vita degli altri. “Ora mi ritrovo una convocazione nella buca delle lettere. Dovrò giustificare i miei successi o i miei fallimenti, nell’aver guidato persone alla santità o alla dannazione. Persone che mi erano state affidate per compiere un percorso di vita, a cui io avrei dovuto garantire il giusto sostegno. Non sarà la conversazione amichevole che si ha tra amici o fratelli. Le persone a cui dovrò render conto, anche se fratelli, saranno spietati come carnefici, e la bilancia che useranno sarà: il soffio che viene dell’eterno. Non sarà considerato il libero arbitrio, come non sarà considerato il beneficio del buon principio, ma non di chi a me fu affidato, ma i miei. Si dirà di me: l’unico responsabile del fallimento o del successo”. L’uomo deve saper giustificare singolarmente la sua onta.

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