Il grido imponente al cospetto del prepotente: la necessità del silenzio
Il grido imponente al cospetto del prepotente: la necessità del silenzio

Il grido imponente al cospetto del prepotente: la necessità del silenzio

Non so voi, ma sento sempre più persone che, per spiegare le proprie ragioni, alzano i decibel della loro voce. Esso, altro non è che un atteggiamento che vuole essere superiorità di se stesso. Oppure, avere la pretesa di mostrarsi come il grido imponente che devasta il silenzio interiore.

Il grido imponente come copertura del silenzio?

È inutile che ci giriamo attorno a lungo: si urla per due estreme necessità. La prima risulta riconducibile a un imposizione del pensiero stesso nei confronti dell’interlocutore che ha la nostra attenzione. Come pretesa di poter cambiare mediante tono vocale, il proprio flusso di pensiero. Già in sé, tale concetto, non mostra una superiorità intellettuale, piuttosto il contrario: l’inferiorità dell’essere. Un ulteriore fattore, è proprio la necessità di schematizzare, coprire, ridurre al minimo lo stesso silenzio interiore di cui sono provvisti. Un silenzio dettato dalle poche o nulle introspezioni, fatte nel corso della vita dell’individuo in questione.


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Chi ha il caos dentro, pretende il non-rumore

Lo chiamo appositamente non-rumore, perché di per sé, non si tratta di un semplice silenzio. È un atto a concepire il nostro disordine interiore, come sacralità di ricongiungimento allo spirito primario. Una sorta di rivelazione alla nostra essenza, che porta ad elargire l’anima in luoghi a noi sconosciuti. È molto più che un’introspezione, è di fatto il passaggio successivo. Dopo anni passati in mezzo a nessuno o chiunque, la necessità è quella di riflettere e accrescere la propria spiritualità. Non esistono grida che non siano quelle interne di risoluzione e risanamento nei soggetti che prediligono il silenzio.

La crisi conflittuale creataci

Purtroppo, non sempre possiamo avere la pretesa di vivere in un ambiente neutro e neutrale, che ci permetta di ascoltarci a fondo. Si crea allora un conflitto che si rivela allo spirito come estremamente dannoso e nocivo per la nostra salute. Ma esso, sapientemente coeso all’anima e al pensiero primario, rigetta qualsiasi cosa che possa non essere allacciata a sé. Ecco che il dolore spirituale, si traduce nel dolore dell’essere fisico, divenendo psicosomatico. E l’unica cosa che possiamo fare per liberarci dal fardello che il rumore ci ha creato. È svuotarci completamente da esso ( sia in senso fisico che mentale) e ritrovare la pace.

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