Favola d’inverno: in ottemperanza ai tempi moderni
Favola d’inverno: in ottemperanza ai tempi moderni

Favola d’inverno: in ottemperanza ai tempi moderni

Sebbene tutto il paesaggio possa essere descritto come una perfetta favola d’inverno, c’è qualcosa o tutto, che viene a mancare per renderla tale. Mentre noi, in qualità di giornalisti, informatori, dobbiamo pensare e ripensare alle legittimazioni illegittime chieste da uno Stato pagante, alle incoerenze, da esso poste, non ci dimentichiamo di quello che realmente è.

La pretesa di una favola d’inverno ghiaccia le lacrime di sofferenza?

Ho sempre amato il freddo. Tale, a differenza del caldo, mi dirigeva verso l’illusione di poter sentirmi viva. Le gote che di rosso di tingevano al passare della brezza invernale. La stessa che ti ricorda ad ogni passo, di avere sia un volto che un’anima, pronta a scaldare il gelo fuori. Riuscivo finalmente a sentire di nuovo il mio corpo, il caldo del camino e, soffermarmi sul fuoco che scoppiettando, gridava a gran voce dentro di me. Adesso, che tutti hanno la pretesa di ritrovare una favola d’inverno simile a questa, non è rimasto nulla. E la prima a scappare dando voce e nome a se stessa, è stata proprio la speranza


La necessità del fallimento? Una questione di “santi” ed esecutori


Non ci sarà più la normalità che conosciamo

A parte che, probabilmente, la normalità, nemmeno la riconosciamo più. Ci nutriamo di briciole che, i potenti, ci tirano dall’altro. Come se fossimo uccelli migratori, ma non ci decidessimo mai a migrare altrove. Con tali pezzi di pane secco, avanzato dal ricco pranzo dei troni alti, ci convinciamo ad andare avanti. Ma la realtà, è che ci siamo privati di tutto per arrivare a fine mese. Noi, si, noi che abbiamo le scadenze calibrate, ma che attendiamo una cassa integrazione estremamente in ritardo. Ma noi, mica ci possiamo permettere di avere qualche tipo di ritardo. Altrimenti, finiamo nella lista nera dei cattivi pagatori.

E dei cattivi creditori, ne vogliamo parlare?

Il popolo italiano, piegato alle volontà di quanto ci è stato ordinato e, non chiesto, si ritrova a pagare tutto quello che c’è da pagare. Ma state bene attenti, perché più ce ne tolgono, e più rincarano tutto. E noi, non abbiamo la possibilità di aggiungere alla lista nera gli imprenditori? I capi d’azienda? Che hanno marciato su una situazione in cui tutti, a parte l’ultimo anello della catena, hanno mangiato? Perché non possiamo anche noi aggiungerli ai cattivi creditori? Nella misura in cui noi, siamo costretti da loro, a diventarlo. Da un sistema corrotto che ha venduto se stesso a ogni tipologia di demonio, non possiamo aspettarci che questo classismo. E la favola d’inverno, che un tempo ci ricordava perché eravamo vivi, adesso, ci ricorda perché stiamo lentamente morendo.

Un commento

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