Lettera aperta: la premessa delle fondamenta dell’animo
Lettera aperta: la premessa delle fondamenta dell’animo

Lettera aperta: la premessa delle fondamenta dell’animo

Non sono i beni materiali, sebbene vivendo in una società consumistica, ne dobbiamo essere schiavi, a muovere il motore del mondo. Sono le parole, che si riconducono a fatti tangibili, a sentimenti ancorati nel tempo senza tempo. In un luogo senza radici che così, da origine a se stesso e alle sue diramazioni. Oggi il mio articolo, sarà di fatto una lettera aperta ai cuori, alle anime di chi, vorrà intendere davvero.

Qual è il significato di una lettera aperta?

Il senso di sé, da origine a ciò che viene espresso per il mondo come lo vedo io e, non, come lo vedono quelli che pretendono ancora e ancora, lo spazio materiale. La memoria dell’hardware che diviene satura di se stessa, ma che per spaziare, prende il posto dell’anima, dei suoi ancoraggi e ciò che da essa, dovrebbe derivare. Il senso stesso dell’essere, di esserci e di esistere, non fanno realmente parte di ciò che dovremmo sentire col cuore e non, guardandoci alle tasche per quel che ne sovviene da una stessa azione.


Dio ignora quello che il mondo non può vedere


Il senso del sorriso, di un abbraccio e di uno sguardo

Ma che cos’è davvero che ci rendi esseri e pratici? Perché insistiamo a volerci espatriare in quella parte di mondo che utilizza l’espressione della collettività come mezzo per far venir meno qualsiasi responsabilità? Che cosa comporta una reazione che è la pretesa di riceverne un’altra, tralasciando la stessa bellezza della sorpresa. Essa soverchiata dall’aspettarsi a prescindere qualcosa, senza avere quel luccichio nel cuore che ci scalda il volto, ricordandoci che siamo vivi, che amiamo e che diamo molto agli altri.

Dalla memoria del sé: ecco le parole dell’anima

Non ho potuto fare molto, ma non mi sento povera. Sebbene si arrivi a fatica a fine mese, ci si faccia costantemente i conti per rimanere sulla soglia di tale sussistenza, io non mi sento povera. Ho in me il significato estremo dell’Altissimo. Egli mi guarda, mi stima e guida i miei occhi verso coloro che ancora, hanno bisogno di un gesto o di una parola. Io allora, vado, faccio e dimentico: nomi, volti o fatti. Perché non voglio nulla da quelle povere anime. La pretesa è solo per loro. Che essi possano avere sul volto lo stesso sorriso che ha accolto il mi cuore. Passo oltre, dono ancora. Non sono povera, non sono umana. Non importa chi sia realmente. Finché lassù qualcuno vorrà che io abbia i suoi occhi, io guarderò a chi avrà bisogno.”

Un commento

  1. Pingback:L’importanza del conflitto: l’accrescimento personale della rinascita -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.