La Russia chiude le forniture di gas all’Europa
La Russia chiude le forniture di gas all’Europa

La Russia chiude le forniture di gas all’Europa

Con l’arrivo dell’inverno, la Russia chiude i rubinetti all’Europa. Probabile complice lo schieramento anti azione militare russa a far congelare i rapporti? Sapete come sono fatti i Russi, basta una scintilla per dar fuoco al gas… prezzo del gas alle stelle. Il metano ha toccato i suoi massimi storici sulle piazze di Amsterdam e Londra, accrescendo i timori sul corso della ripresa economica.

La Russia chiude per “freddo estremo”?

È una specie di piccola guerra fredda. Tu Europa come ti permetti di intralciare le mie mire geopolitiche? (per farlo funzionare lo dovete pronunciare con l’accento russo). A fa impazzire il mercato ci ha pensato la società statale russa Gazprom chiudendo i rubinetti del gasdotto Yamal. Il gasdotto in questione è una delle tre vie usate per convogliare il metano dalla Russia all’unione europea, passando per Polonia e Germania. La Russia dovrebbe capire, che anche se gli accordi non sono definitivi e ancora da confermare, l’Ucraina è un affare europeo, molto di più di quando non sia un affare Russo. Lo stop, certificato dall’operatore di rete tedesco Gascade, sancisce un crollo verticale delle consegne. Non è proprio un atto da prendere sotto gamba. La condizione geopolitica attuale, e la caduta dell’impero USA sotto l’incapacità di Biden, fanno venire all’Europa strane idee di unità militare. La Russia dovrebbe pensare, che molti paesi insieme: Francia, Germania, Gran Bretagna (anche se brexittata), Italia, Olanda e forse anche altri paesi più ad Est, potrebbero essere troppo anche per una super potenza come la vecchia U.R.S.S.

La condizione del mercato

Il calo dei volumi ha avuto un impatto immediato sui prezzi. Che hanno viaggiato su livelli record, in aumento del 25,6% a 185 euro per Megawattora (Mwh) ad Amsterdam e del 23,2% a 466 sterline per British thermal unit (Mmbtu) a Londra. Andando a pesare, insieme anche al prezzo del petrolio con il Wti a 70,30 dollari al barile (+2,4%) e il Brent a 70,31 dollari (+2,5%), anche sull’inflazione che, ha ammesso il vice della Bce, Luis De Guindos, “È più persistente e meno transitoria delle attese“. Tutto questo avviene, mentre la tensione tra il Cremlino e il nuovo governo tedesco si fa accalorata. Troppe le tensioni in campo: il dislocamento delle truppe russe al confine con l’Ucraina e l’espulsione di due diplomatici russi da parte di Berlino, accendono una fiamma alimentata anche da gli altri paesi europei. Le ipotesi che Gazprom manipoli il mercato di proposito si fanno sempre più pressanti in Ue. Mentre Mosca nega ogni connessione tra la chiusura dei rubinetti e il mancato via libera di Berlino al Nord Stream 2.

La Russia chiude e Bruxelles risponde

Bruxelles chiede informazioni al Cremlino, per capire se ci sono delle scorrettezze. Intanto si deve fronteggiare il clima di discordia all’interno della stessa Unione sulla risposta da dare al caro-energia. Le strategie da adottare per spingere la transizione verde sono ancora intrigate, e soprattutto attanagliano da chi perderebbe troppo capitale dalla transizione. Per sperare di zdare più flessibilità di spesa in favore del Green Deal, Bruxelles ha deciso di mettere fine agli aiuti di Stato per i combustibili fossili più inquinanti. Un discorso che vale anche per i progetti legati al gas, che saranno approvati dalla Ue solo se daranno, almeno in piano teorico, le risposte sperate. Per quanto riguarda accompagnare l’Est Europa all’uscita dal carbone, la cosa potrebbe essere possibile entro il 2023. Ma i buoni propositi sugli aiuti di Stato si scontrano con l’impasse sulla tassonomia per decidere se e in che misura il nucleare e il gas saranno considerate fonti necessarie a garantire la transizione energetica. La decisione tanto attesa in questi giorni è slittata a data da destinarsi. Anche perché la sfida si gioca tutta sull’asse franco-tedesco: Parigi per il nucleare, Berlino contro.

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