Per aspera ad astra: l’importanza della “sconosciuta” gentilezza
Per aspera ad astra: l’importanza della “sconosciuta” gentilezza

Per aspera ad astra: l’importanza della “sconosciuta” gentilezza

Il mondo è divenuto il luogo dell’ insensibilità collettiva, che resta ai margini di se stesso. Sebbene, per raggiungere un proverbiale stato di beatitudine, serva applicare il motto latino per aspera ad astra. È solo chi ha passato le più difficili prove di ostilità, può donare al suo prossimo il sorriso della meraviglia.

Siamo coscienti di operare per aspera ad astra?

Sebbene ci piaccia molto citare l’insieme di ciò che vorremmo essere, ma che non siamo realmente, no, non ne siamo coscienti. Operiamo per la nostra strada, non capendo, che la collettività in sé, ha bisogno anche delle nostre parole. Abbiamo però fin troppi cardini da sradicare come radici di piante infestanti. Avete mai provato a fare un complimento senza secondi fini a un passante, che sia esso uomo o donna? Avete visto il suo volto cambiare espressione e la sua giornata divenire serena? Senza gelosia, invidia, solo per vedere un volto di meraviglia, fra la tanta disperazione.


Piramide rovesciata: perché il potere ha bisogno della massa?


Il porto sicuro solo per ottenere un beneficio personale

Ma nessuno è disposto a regalare qualcosa senza avere nulla in cambio. Non esiste un complimento fine a se stesso che possa essere atto a migliorare un momento altrui. Li utilizziamo solo a mero scopo personale, cioè, all’ottenimento di qualcosa che debba giocare a nostro favore. Poi c’è il risvolto della medaglia, ovvero colui o colei che lo ricevono. Individui che possono credere di voler essere adescati per ulteriori motivi, spesso riconducibili ad uno scopo sessuale. E allora il dialogo diviene difficoltoso e, ciò che in verità è una miglioria alla vita altrui, non viene recepita come tale.

Imparare a discernere dallo scopo personale

Dovremmo riconoscere di non essere il Dio sulla terra e nemmeno il centro del mondo. Questo è il motivo per cui, un complimento, molto spesso è solo atto a un beneficio di vissuto, non a uno scopo personale. Ma siamo troppo abituati a vivere in una società che ci impone d’essere oggetto sessuale e, non personalità d’ammirazione per gli altri. Ahimè, gli stereotipi hanno rovinato il senso stesso dell’essere, semplificandolo e riducendolo a schemi mentali, morali ben precisi. Non sappiamo così riconoscere ciò che si discosta da essi e, nemmeno, siamo in grado di dargli un nome.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.