Caso Tunisia: il dramma vissuto dal giornalista Mathieu Galtier
Caso Tunisia: il dramma vissuto dal giornalista Mathieu Galtier

Caso Tunisia: il dramma vissuto dal giornalista Mathieu Galtier

Il giornalismo d’assalto, sta perdendo il suo potere sostanziale. A maggior ragione quando, un corrispondente che, si trova all’estero per lavoro, viene picchiato ferocemente dalla stessa polizia. Sebbene Mathieu Galtier, si fosse più volte identificato come giornalista, la polizia non ha fermato la propria violenza. Il caso Tunisia resta feroce, quanto la nostra denuncia.

Caso Tunisia: cosa è accaduto?

Un corrispondente del giornale Liberation, stava filmando la manifestazione contro il presidente Kais Saied. Armato di smartphone, riprendeva la dispersione della manifestazione, non autorizzata dal Governo. Quando, a un certo punto, gli si è avvicinato un poliziotto in uniforme. Dopo che, Galtier, si è identificato sia in francese che, in arabo, come giornalista, è stato trascinato violentemente tra due furgoni. Da lì, è iniziato il suo incubo. Colpito fortemente dalle forze dell’ordine, mentre, continuava a identificarsi come corrispondente giornalista.


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Il divieto di libertà e la denuncia

Chiaramente, come testata giornalistica, ci appoggiamo al disagio subito dal corrispondente, che ha ricevuto 10 giorni di convalescenza. Sebbene la faccenda si sia risolta nel migliore dei modi, la denuncia deve essere palpabile. Il mestiere di giornalista di assalto, come corrispondente, è estremamente pericoloso. Motivo per cui, davvero in pochi, continuano a farlo. Ed è per questo che deve essere tutelato e denunciato il fatto in sé. Come del resto, ha fatto, Liberation.

Lasciato a terra dopo calci e pugni

Una volta trascinato dietro i due furgoni, hanno cominciato a prenderlo a calci e pugni. Vano il tentativo di fermare l’aggressione identificandosi come giornalista. Lo hanno lasciato a terra, con la sua tessera sul corpo. Soccorso dai vigili del fuoco e, portato in ospedale, gli sono stati restituiti i propri oggetti personali. Ma la scheda del telefono, contenente il video sulla manifestazione, è stata requisita. Oltre il danno, anche la beffa. Il materiale lavorativo registrato, non sarà restituito. Sebbene il servizio che ne è derivato, mostri il coraggio ed un caso di libertà persa.

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