Santità mentale: la beatitudine emozionale dell’essere
Santità mentale: la beatitudine emozionale dell’essere

Santità mentale: la beatitudine emozionale dell’essere

La santità mentale, è per me la concezione di concepire il divino, oltre la concezione del mondo circostante. È concedersi l’attimo di pace e silenzio, al fine di ascoltare e analizzare le emozioni che possono nascere come contrastanti. Prendendo il sopravvento dello spirito e, accrescendo l’animo umano.

La santità mentale è un processo necessario?

Vivendo la frenesia del mondo, la mente si convince di ciò che vede. Anche e, soprattutto, in maniera negativa e disfattista. Ciò che Dovremmo comprendere di fare, è dedicarci del tempo. Non alle uscite con gli amici, del tempo solo per noi stessi: per pensare, ritenere e sostenere. Abbiamo perso l’abitudine a santificare la nostra mentalità e, soprattutto a credere e, avere fede. Ovvero, avere fiducia nelle nostre capacità in funzione del mondo che ci circonda e, non viceversa.


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Incremento statico al cospetto del dinamico

La staticità ha preso il sopravvento su mente, corpo e spirito. Ciò da ridurci ad ultimi che camminano. Prestiamo attenzione solo a determinati ordini, che riconducono il nostro essere all’azione. Quindi, lo stimolo che riceviamo deve essere necessariamente esterno. Ecco, qui sta l’’inganno. La santità mentale, deve avvenire come un meccanismo dinamico, comandato dal nostro stesso essere, dalla voglia di concepire chi siamo e come ci rapportiamo a noi stessi. Internamente parlando, quindi spiritualmente, ci stiamo impoverendo, in funzione di una staticità estetica, ma non più etica.

L’essere è un automa prestante

Per concepire l’essere e ciò che ne è divenuto, vi lascio alla riflessione di una mia poesia. Sperando che possa muovere l’interesse verso voi stessi, per il vostro accrescimento e basta. E che esso possa essere il motore che muove il meccanismo del vostro spirito.

AUTOMA PRESTANTE

Ombre meccaniche al servizio

dell’io prestante.

Esseri automi,

pronti a reagire a stimoli verbali.

Esseri privi d’amore, d’odio e rancore.

Marchingegni elettronici,

comandati da ordini dinamici.

Senza alcun potere di reazione,

nascosti dietro l’illusione

di poter scegliere di respirare.

E se davvero questo,

fosse divenuto l’uomo,

in funzione di ciò che ha deciso di fare?

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