“Il velo di Maya”: l’offuscamento spirituale della verità
“Il velo di Maya”: l’offuscamento spirituale della verità

“Il velo di Maya”: l’offuscamento spirituale della verità

Un’illusione che impedisce la visione della verità, nel senso stesso di ciò che abbiamo davanti e ci appare come tale. “Il velo di Maya”, la coniazione dell’espressione che deriva dal filosofo Arthur Schopenhauer, ci spiega esattamente il tempo storico che stiamo vivendo.

Che cos’è “il velo di Maya”?

“Il velo di Maya” è di fatto espresso spiritualmente come un offuscamento della vista e dei sensi, tale da essere il muro invisibile che non ci concede di vedere la realtà dei fatti così com’è. Tradotto nella storia dell’arte, come la corrente del realismo, Maya, rappresentava il potere di dare una forma. Ecco perché, un velo posto dalla stessa, ridurrebbe il tutto a una massa informe, priva del significato e della vista primaria che rende ciò che vediamo, così com’è. Perché al giorno d’oggi, tutto pare essere coperto da tale velo, soprattutto gli occhi di chi vede e, le orecchie di chi ascolta.


La rappresentazione come scelta di scena del teatro mondiale


L’illusione creata dal velo

Schopenhauer, non è l’unico che ha utilizzato tale analogia per l’espressione della non comprensione della realtà da parte degli esseri umani. Infatti, anche Platone, nell’Antica Grecia, col “Mito delle caverne”, illustra la differenza tra il mondo delle cose, in cui l’anima di fatto, dimentica la sua stessa essenza, e il mondo delle idee. Quest’ultimo, è suddiviso poi in tre sotto-categorie: l’eterno Vero, l’eterno Buono e l’eterno Bello. Per ciò che concerne l’Antico Egitto, invece, ritroviamo il Velo di Iside.

La convinzione di Gustav Jung

Adepto diretto discendente di Freud, sebbene, Egli, si distacchi da alcuni principi dello stesso Sigmund, ha preso parte a tale dibattito nel corso degli eventi e del tempo. Infatti, affermava: “ C’è una quantità di persone che non sono ancora nate. Sembra che siano qui, ma di fatto, non sono ancora nate perché si trovano al di là del muro di vetro”. Per l’uomo, tali soggetti, vivono di fatto una vita provvisoria, priva di una realtà da essere estremamente tale, sostanzialmente il concetto si riduce ad essere un conflitto tra il vivere e il sopravvivere. Sempre con la non consapevolezza che quel velo, ci offusca la vista.

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