La rappresentazione come scelta di scena del teatro mondiale
La rappresentazione come scelta di scena del teatro mondiale

La rappresentazione come scelta di scena del teatro mondiale

La rappresentazione è la scelta di vita di teatralità dell’essere umano in funzione del mondo. Sostanzialmente la maggior parte delle persone, si sente legato a un concetto di Schopenhauer, visto non nell’ottica pessimistica proprio dell’autore. Se non come coscienza primaria di se stessi.

“Il mondo è la mia rappresentazione”

Questo concetto, forgiato ad hoc dall’animo pessimistico di Schopenhauer, realizza la visione mondiale dell’insieme collettivo. Sebbene l’espressione filosofica, denoti l’opposto di ciò appreso: poiché la visione per l’unico essere umano, non possa essere posta come verità assolta. Allorché essa si mostri semplicemente come un banale punto di vista dell’insieme e della stessa collettività nella quale è inserito o meno, in cui deve vivere. La rappresentazione di se stessi e della visione, prende allora una connotazione definita, essenzialmente negativa.


L’onta umana: il decalogo del nulla che abbraccia il nulla


Come l’essere umano utilizza tale metodica

Per ciò che concerne i nostri giorni, la rappresentazione, è paragonabile a un grande teatro dove, essa, ha un preciso copione, tempistiche definite e, la pretesa della conoscenza collettiva. Una conoscenza che ha solo la pretesa di se stessa, ma che di fatto, non può essere che un punto di vista mediano, nella contingenza e nel parallelismo di tanti altri punti di vista. La verità assoluta di tutte le questioni mondiali, diviene visione utopistica generica e, di fatto nessuno ha torto e tutti, hanno ragione.

Irriconoscenti di se stessi: mediani della loro vita

Coincidendo con la rappresentazione mondale e, di se stessi all’interno di questa, divengono irriconoscenti di ciò che li circonda. Ma ancora prima, l’introspezione di se stessi alla comprensione del punto di vista e, non della generalità della questione, diviene grosso turbamento per la collettività. Si continua a credere che la visione personale debba inserirsi in quella collettiva, ed essere a priori accettata. Quando ogni vissuto non possa essere definito da colui o per colui a cui sia rivolta la questione primaria.

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