Il bivio: chi ha conosciuto la violenza ha due scelte di vita
Il bivio: chi ha conosciuto la violenza ha due scelte di vita

Il bivio: chi ha conosciuto la violenza ha due scelte di vita

Il bivio: due strade parallele che conducono l’essere umano alla salvezza o alla condanna degli altri. Il superamento della conoscenza che diviene coscienza di se stessa, è un paragrafo da stabilire come duro e tortuoso, ma che porta all’accrescimento personale.

Il bivio: condanna o salvezza?

La condanna o la salvezza? La scelta è nostra e, deriva da ciò che abbiamo deciso di divenire con l’età adulta. Analizzando la maggior parte dei criminali adesso, sono stati vittime di abusi e soprusi. È vero, ma ce ne sono altrettanti, di cui non frega a nessuno perché, non fanno notizia, che hanno scelto la strada della purificazione, il perdono di se stessi e, l’avvio spirituale. Il passato, ci forgia fino al momento in cui, decidiamo di non abbandonarlo, mediante dedizione e volontà. L’atteggiamento del criminale che ha subito estrema violenza, o abusi, è atta a concentrare ciò sugli altri.


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Il metro di giudizio del vissuto

E l’’unico metro di giudizio di tali persone, è chiaramente la violenza. Vista come unica strada percorribile nello stare al mondo. Si tratta di una visione che può essere di certo capovolta e sviscerata dall’animo. Servono aiuti psicologici, reinserimenti societari, ma soprattutto la forza di comprensione. Quella che aiuta a capire che, ciò che abbiamo subito, non è la strada della vita e, nemmeno il volere di Dio, ma soltanto l’animo abietto degli esseri umani. La tendenza, si riduce a dover far provare a stessa rabbia, dolore e vendetta, che loro stessi hanno ricevuto, agli altri: ecco che assassini, violenti, torturatori, escono allo scoperto.

Non è solo questione di vissuto, ma di scelta

Una volta approvato che il criminale utilizza i metri appresi, ciò, non deve essere movente di sconto di pena. Perché sostanzialmente, il potere decisionale, non deriva da chissà chi ma solo dalla scelta personale. Nell’interazione societaria, spesso, si mostrano come i perfetti vicini, i perfetti baby sitter. Insomma, lo stereotipo della famiglia che vive ben integrata all’interno della collettività, in cui, nessuno, si è mai accorto di nulla. Fingono di essere chi non sono per cercare la vittima perfetta. Che sostanzialmente, si riduce, con vigliaccheria, verso l’elemento problematico e più debole.

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