Questione razziale: dodicenne insultato e umiliato perché ebreo
Questione razziale: dodicenne insultato e umiliato perché ebreo

Questione razziale: dodicenne insultato e umiliato perché ebreo

Proprio ieri sera, la televisione trasmetteva uno dei film più veri della storia del passato: “la vita è bella”. Una di quelle pellicole cinematografiche che, ti dovrebbe insegnare sia la storia, che il valore umano. Ma purtroppo, la questione razziale, continua ad essere motivo di violenza.

La questione razziale come violenza gratuita?

Già, sentire che due ragazzine di 15 anni, si mettano a discutere parteggiando per la razza umana, mi da i brividi. Mi da la stessa sensazione di rinchiudermi nell’utero materno per poi, non uscire più. Ma purtroppo, è accaduto. Vorrei severamente conoscere i genitori delle due ragazzine. Per poi dir loro: “voi della vita, non avete capito un emerito cazzo.” Si ragazzi, perché questa è storia, sono fatti accaduti. Persone trattate da bestie, costrette ad essere private della loro libertà, uccise per l’appartenenza religiosa, di etnia. E adesso, nel 2022, non si riesce a comprendere che non esiste superiorità al cospetto dell’intelligenza innata.


L’evento traumatico: l’altra faccia del bullismo


Accade a Venturina: insulti, botte e sputi a un dodicenne

Ebreo di merda, devi morire nel forno”. Questa è solo una delle frasi rivolte a un dodicenne che, si era recato al parco per vedere un amico. Quest’ultimo si è presentato con un gruppo di amici, fra cui due quindicenne. Le due, senza apparente motivo, hanno inneggiato ad un razzismo Hitleriano, proprio di coloro che hanno autorizzato le stragi degli ebrei. Il padre del ragazzo, ha sostenuto da subito la gravità dei fatti, riportando il tutto alla denuncia formale alle autorità. Si aggiunge, al già fatto in sé molto grave, il fatto che nessuno dei presenti si sia schierato in difesa del ragazzino.

L’insegnamento deriva dai genitori

E sebbene la gravità dei fatti, dovrebbe sottolinearlo in maniera epocale, la responsabilità deve essere imputata e imputabile ai genitori. Due ragazzine di quindici anni che, inneggiano a un Nazismo ancorato, devono di certo, avere radici profonde. E la profondità di queste, è da accorpare all’insegnamento genitoriale. Coloro che hanno insegnato ai figli il fatto storico, così come si è palesato e documentato, avrebbe avuto solo una cosa da dire e mostrare: il rispetto. Rispetto per la diversità e la rappresentazione di un etnia, che ha vissuto l’inferno in terra e, che dovrebbe essere un esempio per la collettività sociale.

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