È scaduto il tempo: quello che abbiamo fatto, è ciò che siamo
È scaduto il tempo: quello che abbiamo fatto, è ciò che siamo

È scaduto il tempo: quello che abbiamo fatto, è ciò che siamo

È scaduto il tempo. Quel momento fatidico che ci ricongiunge all’amore di Dio, è caduto l’attimo, il suo fuggire e il suo divenire angelico. Tutto si è mostrato la faccia della medaglia ipocrita e, cambiando la prospettiva, non esiste palcoscenico migliore.

È scaduto il tempo della genesi umana?

Siamo qui, lì, o ovunque vogliamo essere. Ma restiamo sul filo sottile che non ci lega alla cooperazione umana, piuttosto ci dissocia da essa. Piccoli esseri che popolano una grande speranza, che è divenuta sostegno solo per se stessa. E noi, non ci fermiamo a guardare ciò che è appena passato: al mendicante che chiede un euro per mangiare, al bambino infreddolito che cerca riparo, al cane randagio con la disperazione negli occhi e, il cuore pieno del suo stesso amore. No, non ci fermiamo più, perché le nostre pretese elargiscono la prepotenza di ciò che siamo divenuti. E, pieni di noi stessi, continuiamo a vagare nel nulla, cercando il Dio che non vuole ascoltare i nostri peccati.


Lobotomizzazione dell’anima: il mondo non vede, non sente, ma parla troppo


È questo il mondo che abbiamo creato

A destra, disperazione e dolore. A sinistra, ricchezza e pretesa. E dall’alto, non vedremmo altro che la discrepanza di un mondo che tiene le redini di se stesso Eppure, c’è chi ancora combatte per tutto questo. Chi toglie il suo cappotto, tenendo il bavero in alto dal freddo, per donare tepore al suo simile. Ancora, tra la nebbia di una visuale ridotta, fra lo scrosciare prepotente del vento che ci mostra la strada maestra, qualcuno preferisce tornare indietro. E se per un giorno, gli manca qualcosa, hanno anche la faccia tosta di parlare di povertà. Mentre ogni maledetto pasto, il loro piatto è pieno. La loro casa calda, la macchina li guida, il telefono li ascolta, ma l’anima tace.

Il freddo viene da dentro

Nulla può scaldare quell’animo che si affievolisce alla volontà di superiorità nei confronti altrui. Non lo sentite questo freddo glaciale, nonostante stiate davanti al focolare scoppiettante? Non sentite quanto dolore vi provocano quelle morse allo stomaco, dettate dal senso di colpa? No. Non potete farlo, non ne avete la facoltà emotiva d’intelligenza. Eppure, forse, qualcuno ve lo aveva anche insegnato. Probabilmente avete deciso di non guardare oltre la vostra porta di casa, rimanendo sull’uscio a credere che quella, fosse l’unica realtà possibile. E’ scaduto il tempo.

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