L’appello straziante: le condizioni dei fuggitivi dalla guerra in Libia
L’appello straziante: le condizioni dei fuggitivi dalla guerra in Libia

L’appello straziante: le condizioni dei fuggitivi dalla guerra in Libia

Per molti sono la macabra scoperta della società. Per altri, solo il rifiuto dalla stessa, ma per molti, sono coloro che entrano nel nostro paese per rubarci il lavoro. Abbiamo pensieri discordanti, passivi, non qualificabili e illogici. L’appello straziante di un sopravvissuto, fuggito dalla Libia, dovrebbe far riflettere.

L’appello straziante di Yoel: quali le condizioni di chi fugge dalla guerra?

Talvolta, la pressione, la mancanza di cibo e, la netta sensazione di non farcela, ti fa credere di essere già morto. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, chi scappa dalle rivolte, dai soprusi e dagli abusi della sua stessa patria, rimane davvero ucciso. E, a raccontarcelo, è proprio un sopravvissuto, che intrinseca storia, che sembrano di orrore, ma che trattano di vita vissuta. A diffondere la notizia del racconto, è proprio il team di SOS Mediterraneo, che, con la divulgazione della stessa, mette in luce un aspetto disumano che, non viene spesso considerato come una necessità di fratellanza e aiuto. Già, perché spesso, reduci delle nostre condizioni e, di essere nati nella parte del “mondo bene”, vediamo tutto il resto come una sorta di rifiuto terrestre.

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Il racconto di un sopravvissuto

Yoel ha 44 anni e ben cinque figli. Ha cercato la salvezza e la nuova speranza, ma nel farlo, è stato detenuto per due settimane in un campo libico. Inutile dire che le condizioni, fossero al limite della disumanità. Molti dei presenti, stavano morendo di fame, e le guardie, divenivano “clementi” solo nel momento in cui, la sopravvivenza, stava di fatto abbandonando i loro corpi. Al momento delle proteste, a causa della fame, dell’estrema povertà e dei trattamenti ricevuti, le stesse guardie hanno cominciato a sparare a vista. Anche Yoel, è stato ferito, ma si ritiene fortunato di poter raccontare la propria esperienza. Molti, come sacchi neri, sono stati uccisi e gettati via. Gettati proprio nei bidoni della spazzatura, come se fossero rifiuti urbani di una società arrivata alla frutta. Altri, sono morti in ospedale.

Il grido di aiuto e disperazione

Yoel è riuscito il 16 di dicembre, a prendere quel maledetto barcone, accalcato con gli altri, sovrapposti, ma sottoposti al regime della dittatura forzata. E, a fronte della sua “vittoria”, l’uomo di origine eritree, fa il suo appello. “ Vi prego di fare del vostro meglio per aiutare le persone che sono ancora in Libia. Aiutatele, vi prego, ci sono molti abusi contro le donne. Queste, per essere scarcerate, devono pagare una somma maggioritaria rispetto agli uomini. E, ciò nonostante, non sempre ottengono la scarcerazione. Un racconto che fa accapponare la pelle e, che ci rende schiavi del nostro pensiero in relazione alla libertà che noi abbiamo, ma che neghiamo agli altri.

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