Tendiamo la mano: siamo anacronistici, prolissi e mistificatori
Tendiamo la mano: siamo anacronistici, prolissi e mistificatori

Tendiamo la mano: siamo anacronistici, prolissi e mistificatori

Tendiamo la mano, sul burrone in cui, un nostro fratello si trova. Lo facciamo in modo disattento, senza l’intenzionalità della questione primaria di salvare una vita. Eppure, ci scandalizziamo di fronte alla strage di un evento anacronistico, quanto lo sappiamo raccontare bene quel fatto, che mai abbiamo vissuto. E, al contempo, diveniamo i mistificatori di una realtà che tale non appare.

Tendiamo la mano o facciamo finta?

Ci scandalizziamo. Quel che è successo in passato, non deve più accadere. Tutte le morti che sono avvenute, sono riconducibili alla perversione umana. Schifiamo quello che è stato, lo facciamo con l’intenzionalità di essere e farci vedere migliori. Ma, il gioco, regge quel poco in cui, non incontrate chi, ha fatto il proprio vissuto, ha subito il proprio dolore e, l’ha utilizzato per aiutare e non per ferire. Ma come può un dolore aiutare? La disfatta del dolore provoca reazioni avverse. C’è chi non lo sorpassa mai, chi lo passa ma lo trascina nel presente e, chi ci si crogiola come fosse una bolla dalla quale non uscire più. Beh, chi l’ha sorpassato, l’ha di fatto compreso. E la comprensione stessa, che porta all’atto coscienzioso, viene messo di fronte a coloro che hanno bisogno di aiuto.

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Spesso, l’atto mistificatorio della realtà così come appare, viene avamposto a ciò che è davvero come lo vediamo. Che si tratti del nostro essere in relazione agli  altri, o delle nostre azioni in corrispondenza a un concetto di fratellanza, ha poca importanza. Quel che davvero importa, è essere circostanziali e mostrarsi così come si vuole e, non come davvero si è. Allora, escono fuori imprese eroiche, mai avvenute, ma che appagano il nostro ego personale e lo innalzano verso il nulla. Dal momento che, tali gesta, non sono mai state compiute davvero. Perché, per farlo, sarebbe necessario uno sforzo di comprensione verso chi necessita aiuto, senza precedenti.

Prolissi e anacronistici

Anacronistici, perché, ogni qualvolta udiamo un fatto storico, che segna molte morti, ci indigniamo. Ma quando comprendiamo che, noi, potremmo essere la chiave di Volta per combattere una situazione di sottomissione, evadiamo l’argomento. E ci riduciamo a vivere di menzogne, accontentandoci di quanto ci viene dato, senza credere che potremmo meritare di più. Ecco perché, contestualmente, risultiamo sempre fuori dai tempi, dagli spazi e dal radar necessario di chi ci chiede aiuto. Poi diveniamo prolissi nel momento in cui, mistificando la realtà, raccontiamo la nostra versione dei fatti che, guarda caso, nessuno potrà mai confermare: “peccato che non mi hai visto”, una delle frasi maggiormente usata in tali occasioni. Ma resta chiaro che, se qualcuno l’avesse visto, non sarebbe successo nulla.

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