L’ombra: Fonte, Divina Madre, Natura, Buddha, Dio
L’ombra: Fonte, Divina Madre, Natura, Buddha, Dio

L’ombra: Fonte, Divina Madre, Natura, Buddha, Dio

L’ombra! Possiamo chiamarlo Fonte, Divina madre, Natura, Buddha, Dio, comunque sia non sbaglia mai nella sua sconfinata perfezione sotto tutti i vari nomi con cui a lui ci rivolgiamo; ed è in ognuno di noi, consapevoli o meno. Ma in fondo sono espressione della nostra luce interiore.

L’ombra è vicina all’uomo?

L’Ombra è vicina all’uomo e ne cela l’inaccettabile. La figura proiettata sulla parete, che insegue l’individuo anche quando si allontana, è uguale nella forma ma opposta nei movimenti e direzione. L’Ombra è qualcosa che esiste solo in presenza della luce, poiché un corpo immerso nel buio non ha parti oscure, non ha Ombra. Luce e Ombra sono quindi considerati come metafore del Bene e del Male, Positivo e Negativo. Gli aspetti della natura istintiva dell’uomo che, per incompatibilità con la forma di vita scelta coscientemente, non vengono vissute e si uniscono a formare nell’inconscio una personalità parziale relativamente autonoma. L’immediata conseguenza è il rifiuto più o meno totale della propria proiezione. In questo caso si verifica una scissione. Incapace di riconoscerla e quindi di integrarla in sé. l’Io l’allontana, la condanna a vivere un’esistenza autonoma, senza alcuna relazione con il resto della personalità. Facendo questo, però, l’Io conduce una vita psichica parziale, ridotta solo alla parte in luce della sua psiche.

Pensare di non possederla

Pensare di non possedere l’Ombra è semplicemente un’idea infantile. La maggior parte di coloro che la rifiutano sono perfettamente consapevoli di questo. Solo nell’oscurità più completa si può non averla. La luce che mi permette di conoscere completamente la mia psiche, inevitabilmente mi mette di fronte anche alla mia proiezione. Ciò che mi appare oscuro e minaccioso, in realtà non fa solo parte di me ma mi definisce, mi circoscrive, in qualche maniera mi dà forma. Mi identifica e mi caratterizza. Per Jung solo l’Ombra occultata e allontanata risulta realmente minacciosa. Se riconosciuta e accettata, invece, è positiva, stimolante e fonte di nuova energia psichica.

Rifletto su questo e mi consolo nel fuoco interiore.

Guardando dal di fuori la si può definire rabbia, quindi un sentimento sbagliato, la mia voce interiore la chiama indignazione, un sentimento giusto. Al di là’ del campo in cui giusto o sbagliato sono solo parole, esiste solo ciò che è e come viene agito. Credo nello sfogo libero di ciò che non risuona come energia, sia costruttiva che distruttiva, preferendo la prima alla seconda, ma necessarie ed indispensabili entrambe. Quando la mia indignazione sale, so che mi sta parlando, vuole essere vista e soprattutto ascoltata. La lascio fluire. Le do il permesso di fare e di andare.
La conosco da anni, so di chi e cosa è figlia ed il male che le ho fatto quando l’ho repressa in nome dell’amore, della bontà ad ogni costo e del dubbio che in me seminava l’errore.

Ora mi pervade, divampante, rovente e fluida

Mi parla di qualcosa che sa di un sapore conosciuto e ne riconosco il gusto. Dal basso del mio ventre sale in alto, verso lo stomaco e su. Arriva al cuore ma non si ferma, poi in gola e finalmente nelle corde vocali. Ed è esattamente lì che si trasforma in parole. In quel preciso istante fluisce libera, colpisce, annichilisce, annienta. “Perché?” Qualcuno si chiede nella propria confusione, preso di contro piede e non abituato. Eh già… perché me lo chiedo da anni. Sempre la stessa domanda. Perché si, perché va bene così. Amarsi significa credere in ciò che ci muove, conoscere ciò che si è senza cadere nella trappola del giudizio o da incasellamenti categorici, buoni cattivi, bene male. Il vero senso è avere, prendere consapevolezza che quello che ha un valore inestimabile è ciò che è al di là di come appare; avere compreso che luce è buio sono facce della stessa divina medaglia… indispensabili l’una per l’altra. Osservo il mio lato oscuro, e mi illumino.
Cosa c’è di più bello, è bellissimo, mi piace e a lui piaccio io che gli permetto di essere perché lo accetto e perché forse, alla fine, tanto buio non è… anzi, forse serve proprio lui adesso.
Benedetta sei tu frustrazione mia, vai, liberati, sfogati, e poi torna … ne ho ancora bisogno. Abbiamo appena cominciato.

Di Cecilia Vitulli

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