La crisi ucraina e il dilemma morale per Israele
La crisi ucraina e il dilemma morale per Israele

La crisi ucraina e il dilemma morale per Israele

La crisi ucraina presenta un forte dilemma morale per Israele. Ovviamente, nel suo tacere, Israele ha più volte dimostrato una difficoltà psico-spirituale nell’approcciarsi alla guerra in questione.

La crisi ucraina è solo un dilemma morale?

È necessario prendere posizione contro Putin e l’invasione russa dell’Ucraina, pur mantenendo gli interessi di sicurezza nazionale israeliani. Il problema è questo! Più che un dilemma morale sembra un dilemma economico. Del resto negli ultimi anni, buona parte del governo israeliano è foraggiato dai peperoni russi. Venerdì, l’ambasciatore israeliano in Russia Alex Ben-Tzvi è stato rimproverato, dal ministro degli esteri russo. Sembra per la condanna dell’invasione dell’Ucraina fatta dal ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid. In un incontro Mikhail Bogdanov, viceministro degli Esteri e rappresentante speciale del presidente della Russia in Medio Oriente, ha chiesto a Ben-Tzvi perché Israele “sostiene i neonazisti”, come riferimento all’Ucraina.

Il rimprovero e le sue conseguenze

Mentre il rimprovero e le sue conseguenze dovranno essere analizzate nei giorni a venire, la verità è che Israele ha fatto tutto il possibile per evitare di condannare la Russia. Mercoledì, un giorno prima dell’invasione, il ministero degli Esteri ha rilasciato una dichiarazione in cui dichiarava il suo sostegno all’integrità territoriale e all’indipendenza dell’Ucraina senza menzionare la Russia. Questo sembra essere più una scacchiera dialettica, anche se non esporrebbe direttamente Israele ad una condanna alla Russia. Possiamo però dire che il governo israeliano è tirato per la giacchetta da più parti: rapporto con l’amministrazione Biden, rapporti paralleli con Trump e la sua idea di medio oriente e alla fine arriva Putin. Israele si trova nella difficile posizione di dover a tutti i costi schierarsi o non schierarsi: questo è il vero dilemma.

By Rasha Farah

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