La guerra svetta sulle altre disgrazie?
La guerra svetta sulle altre disgrazie?

La guerra svetta sulle altre disgrazie?

La guerra svetta sulle altre disgrazie? Secondo Papa Francesco si, quindi la guerra balza in testa alla classifica delle disgrazie. Al primo posto nelle cause di sofferenza.

La guerra svetta sulle altre disgrazie?

A conti fatti anche il Papa è dell’opinione che la guerra sia, per molti versi il serbatoio che racchiude ogni disgrazia. Infatti colpisce l’economia in molte parti vitali. Colpisce la fisicità dell’uomo, affossa dignità e moralità. Crea orfani, crea genitori piangenti per i figli morti. Dal punto di vista economico è un totale flagello, Anzitutto, interrompe i commerci tra paesi: nel sistema contemporaneo di filiere internazionali, i due terzi degli scambi sono di semilavorati. Alcune nazioni assumono una rilevanza molto superiore a quella del loro peso sull’interscambio o sulle produzione globali. Forniscono di fatto l’input senza i quali intere attività si bloccano, con ricadute a cascata sulle altre.

Il fronte ampio

Diffonde incertezza, nemico numero uno degli investimenti, ma anche sfiducia, che scoraggia la spesa delle famiglie. Non si può rimanere indifferenti quando, nel mondo interconnesso, si osservano uccisioni e distruzioni. Aumenta il costo delle materie prime, alimentari e non, con inevitabile riduzione del potere d’acquisto dei consumatori e della redditività delle imprese. E’ necessario spostare l’asse commerciale, con riferimento economico a paesi diversi dall’usuale. Questo è particolarmente vero quando sono coinvolti paesi che forniscono tanta parte dell’offerta planetaria di beni energetici. Ma non solo, come il caso di questa guerra, il problema si presenta anche per i prodotti agricoli come: grano e mais. Ci sono elementi che fanno ben capire che spesso la globalizzazione sia un fallimento programmatico. Una elemento programmatico spesso atto a generare dipendenze più che libero scambio.

La guerra svetta sulla distruzione

L’eliminazione o la mutilazione delle persone, sull’uno e sull’altro fronte, indubbiamente è l’elemento più tangibile e ripugnante. Guardando oltre la sacralità della vita, le persone sono, non solo l’elemento di unicità di questo pianeta, ma anche il primo motore della crescita di ogni forma di contatto, spiritualità e espansione, che sia essa fisica, sia essa economica. Quindi la guerra diviene erosione del creato! Se dovessimo fare i conti con i decessi, mutilazioni e distruzioni di tutti i conflitti del mondo, siano essi guerre civili, sia di confine, ci si presenterebbe un conto impossibile da risarcire al pianeta quanto parte della creazione. Una forma di stupro dell’elemento base, per cui secondo molte spiritualità, l’elemento uomo al vertice del senso della creazione sarebbe in parte estirpato violentemente da essa.

La valutazione…

Per valutare le conseguenze economiche della guerra scatenata dalla Russia o dall’Ucraina, a seconda di come si percepisce il messaggio generale, occorre mettere nel calderone tutti questi elementi. Tuttavia, non ne conosciamo ancora la misura, in quanto essa dipende dalle sorti del conflitto, dalla durata e dall’estensione. E da quali saranno le condizioni della pace. Per esempio: sembra ovvio che se il conflitto si dovesse allargare, di certo porterebbe risultati drammatici maggiori. Ma di fatto, proprio per effetto della globalizzazione, delle alleanze storiche e delle sudditanze politiche, anche in questo stato potrebbe portare elementi di distruzione umana, politica ed economica di proporzioni devastanti. Il tempo stabilisce il degrado di questa globalizzazione? Assolutamente si! Più il conflitto, inteso come risoluzione del problema strategico ha vita, più la disposizione globale delle risorse e della politica si degraderà fino ad avere una implosione del suo senso originario: la comunicazione e il mercato oltre la linea di ogni confine.

La guerra svetta sulla minaccia stessa?

La minaccia? Mancanza di crescita economica, aumento di costi e prezzi. Da qui: stagnazione e inflazione. Cosa portano questi due elementi nell’extra mercato? Definizione e aumento di povertà, in relazione alla disgrazia della distruzione e della morte. Risultato finale: fine del concetto di umanità crescente… definizione di povertà non recuperabile a breve e medio termine. Ridefinizione del concetto di classe sociale.

Ma se lo scenario avesse un’alternativa temporale?

Se invece, lo scenario facesse perno su due cardini: la guerra non dura molto ed è circoscritta, mentre le sanzioni alla Russia rimangono. La durata è importante per l’effetto sulla fiducia e sulle decisioni di spesa: meno è lunga, più spesa discrezionale c’è. Le sanzioni, invece, non saranno tolte facilmente, anche perché utili a ridimensionare le velleità di potenza mondiale di un’economia piccola e povera (PIL pro-capite pre-pandemia due terzi dell’italiano, in parità di potere d’acquisto, e un terzo di quello italiano a cambi correnti – usando, caritatevolmente, il cambio del rublo pre-bellico).

La guerra svetta sullo scenario stesso

La questione petrolio e gas russi avrebbero un riposizionamento sia di asse che di espansione, come a dire: ricerca di altri territori per l’esportazione e rivalutazione delle necessità di scambio. USA e UK hanno bandito gli acquisti e l’UE si vuole attrezzare per fare altrettanto. Quindi, rivalutiamo l’aspetto generale, considerando anche le posizioni della Cina riguardo rifornimento, scambio e appoggio politico alla Russia. La Russia basterebbe a se stessa? Dovremmo partire da una considerazione base, cioè, difficilmente questi beni, per ovvi motivi, verranno tenuti nel sottosuolo. La Russia ha bisogno degli introiti della loro vendita, in quanto importa il 75% di quanto consumano le famiglie. La Cina si è posizionata politicamente per acquistarli, se il conflitto in atto fosse ridimensionato e economicamente non potenzialmente distruttivo per i mercati. Questo vuol dire che ci saranno dirottamenti da un Paese all’altro, con aumento dei costi di logistica?

L’embargo che fu

Possibile, ma per ottenere questo risultato non ci dovrebbe essere un embargo, come nel 1973-74. Questo aumentò il costo del barile di ben 4 volte. E se le quotazioni torneranno a rispecchiare le condizioni di domanda (in aumento) e offerta (frenata da OPEC+), più che la paura dell’ignoto che la guerra ha causato? Ovviamente devastazione dei mercati e ridimensionamento delle prospettive di benessere e consumo. Le domeniche ecologiche diverrebbero, probabilmente: settimane ecologiche.

Guerra e pandemia globale

La guerra, come la pandemia, ha comunque accelerato le transizioni verso l’elettrico-digitale e verso le fonti energetiche rinnovabili. Quindi gli investimenti in quelle direzioni, pubblici e privati, aumenteranno. Questo, per paesi come l’Italia, significa rivalutare la qualità sia dell’investimento che del green che si vuole affrontare. Siamo per ora, alla rivalutazione delle centrali a carbone, mentre dovremmo seriamente pensare ad una riqualificazione del nucleare. Forma possibile e ragionevole, sia per la qualità dell’energia, sia per la possibilità di globalizzarla in termini strategici.

 

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